Nikolai Gogol, Il cappotto e Il naso (Ucraina)

Ma come ho fatto a non leggere niente di Gogol in tutti questi anni?
Da un lato lo considero un bene perchè credo avrei apprezzato meno molti autori che ora amo e che si sono molto ispirati a lui.
Dostoevskij scrisse “Siamo tutti usciti dal Cappotto di Gogol” e non posso far altro che dargli ragione.
Ci ho trovato soprattutto l’ironia pungente di Saramago, il suo comunicare con il lettore quasi fosse un amico.
Una raccolta di tre racconti, tutti stranissimi ma bellissimi.
Ripeto: come ho fatto a non leggere Gogol fino ad ora?

Recensione di Jaahbaba.

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Shalom Alechem, La storia di Tewje il lattivendolo (Ucraina)

Shalom Alechem, La storia di Tewje il lattivendolo (tit. originale Tevye der milkhiger), Feltrinelli, Milano 2000. Traduzione di Lina Lattes. 159 pagine.

Avevo grandi aspettative da questo libro, ma purtroppo sono state deluse, forse complice anche il fatto che l’ho letto in un periodo di “blocco del lettore” che non mi ha certo aiutato ad apprezzarlo.

È un libriccino esile, appena 159 pagine, composto da vari racconti che formano una sorta di romanzo. Tutti i racconti sono narrati dal protagonista, Tewje il lattivendolo, allo scrittore Shalom Alechem. Tewje narra la storia della propria vita e di quella della sua famiglia, per cui veniamo a sapere come è diventato lattivendolo, come ha dato in spose le sue sette figlie, e infine come se n’è andato in Terra Santa.

Le storie non sono male, ma forse semplicemente non sono il mio genere, così come non lo è lo stile, molto ripetitivo e pieno di “dico”, “dice”, che appesantiscono molto la lettura. Né del resto ho riso come Gad Lerner promette nella prefazione.

Shalom Alechem, il cui vero nome era Shalom Rabinovic, è stato uno scrittore ucraino di lingua e cultura yiddish. Il libro è tradotto direttamente dallo yiddish.

* Il libro su TecaLibri (con degli estratti).

Recensione di Sonnenbarke.

 

Shalom Aleichem, La storia di Tewje il lattivendolo (Ucraina)

Un libro composto da una manciata di racconti che compongono altrettanti monologhi del protagonists Tewje fatti all’autore del libro Aleichem. I racconto sono in questo senso perfetti, ripetizioni, circonvoluzioni verbali, (molte) maledizioni e benedizioni, bugie evidentissime e sottolineate da contraddizioni, citazioni delle sacre scritture spesso fuori contesto; un campionario completo di mezzi espressivi della lingua parlata che danno perfetta sintesi del racconto orale. La tecnica è impeccabile, ma oltre ad essere il punto di forza ne rappresenta anche il limite, appesantendo i racconti in maniera (per me) insopportabile rallentando la lettura fino all’inverosimile.
Il contenuto è carino, i tipici drammi che ci si aspetta dal contesto Yiddish, agrodolci, dove la componente da commedia è data dal protagonista sempre propenso all’autoindulgenza… però non ho riso come avrebbe voluto farmi credere Gad Lerner nell’introduzione.
Recensione di Killdevilhill.