V.S. Naipaul, Half a Life (Trinidad e Tobago)

V.S. Naipaul, Half a Life, Alfred A. Knopf, New York 2001. 211 pagine. 

Questo è il primo libro di V.S. Naipaul che leggo, e l’ho scelto perché da più parti ho letto che si tratterebbe del suo capolavoro. Diciamo che, se è così, non ho molto interesse a leggere altri libri dello stesso autore, allo stesso modo in cui mi è accaduto poco tempo fa per Salman Rushdie, di cui non sono riuscita ad andare oltre le 30 pagine dei Satanic Verses. Questo libro invece l’ho terminato, anche perché è piuttosto breve.

Il protagonista è Willie Chandran, indiano, figlio di un brahmino e di una donna di casta inferiore, che il padre ha sposato quasi per sfida, più che per amore. Seguiamo la vita di Willie dall’India della sua infanzia, alla Londra della sua giovinezza/adolescenza, all’Africa (Mozambico, probabilmente, anche se il Paese non viene mai nominato) dell’età adulta. Willie vuole scappare dalla sua casa paterna, e così riesce a farsi mandare a Londra per studiare. Qui pubblicherà un libro di racconti, infatti fin da quando era bambino ama scrivere delle storie. E qui incontrerà varie donne, fra cui Ana, una portoghese africana che seguirà nel suo Paese in Africa, dove trascorrerà diciotto anni.

La storia di Willie è quella di un déraciné, un uomo senza radici, che sinceramente non cerca neanche tanto di farsene, ma si accontenta di vivere/sopravvivere in una vita priva di senso alcuno. Anche la storia, almeno ai miei occhi, è risultata così priva di senso alcuno, come la vita del protagonista, ma forse è proprio l’effetto che l’autore voleva ottenere, chissà.

La scrittura mi è piaciuta senza avermi entusiasmato, certo non si può dire che Naipaul non sappia scrivere, ma io a un romanzo chiedo più che una buona scrittura.

Una delusione, per me.

Recensione di Sonnenbarke.

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