Johanna Spyri, Heidi (Svizzera)

Tra le montagne della Svizzera, dove la natura è incontaminata, sorge una piccola baita in cui abita da solo un uomo anziano incupito dal dolore per la perdita del figlio.
Un giorno però, ecco arrivare alla baita Heidi, la piccola nipotina. Heidi è sempre allegra, felice di vivere in mezzo alla natura con il nonno e le caprette e, con il suo modo di essere e di fare, riscalda il cuore del vecchio nonno.
Ma la serenità non dura tanto. Per Heidi si presenta l’opportunità di recarsi a Francoforte, presso una famiglia molto benestante, per diventare la compagna di giochi di Clara, cagionevole di salute e affidata alle cure della signorina Rottenmeier, severa governante di casa Seaseman.
Ma Heidi non è abituata a rimanere chiusa dentro i confini di una casa di città e pian pianino, nonostante la tenera amicizia che la lega a Clara, diventa malinconica. E’ assolutamente necessario che torni a casa…
Una favola bellissima in cui prevalgono i buoni sentimenti e l’amore per la natura! E mentre si legge non si può non associare a Heidi il bel faccino dei cartoons che l’ha resa famosa!
Recensione di Anto_s1977.

Friedrich Dürrenmatt, L’incarico (Svizzera)

Una giornalista viene incaricata di scoprire l’assassino della moglie di uno psichiatra svizzero. La donna è stata trovata morta vicino ad alcune rovine monumentali in un paese nordafricano. Una storia a incastri, un thriller intricato con colpi di scena continui, un racconto kafkiano sui giochi di potere ed infine, un novella sui mass media e sul concetto (filosofico e morale) dell’osservare. Dürrenmatt è, come suo solito, classicista e rivoluzionario. Classicista per l’impostazione gialla del racconto; rivoluzionario per concetti e forma. I concetti, come si diceva, sono un continuo ragionamento (spesso più divertito che serio, ma non per questo meno veritiero) sull’osservare, su chi osserva e chi viene osservato (cercare di descriverli anche solo in parte sarebbe inutile e li svilirebbe). La forma è (inutilmente) una serie di frasi; sembra poco, ma i 24 capitoli sono (come dice il sottotitolo stesso) 24 frasi indipendenti, l’unico punto (full stop) è alla fine di ogni capitolo. Non so se questo è un tentativo di rendere ogni capitolo più avvolgente, ritmato (anzi sincopato) o pesante, ma per le frasi più lunghe l’effetto ottenuto è decisamente l’insieme dei tre.

Recensione di Killdevilhill.

Friedrich Dürrenmatt, Il giudice e il suo boia (Svizzera)

Poliziesco breve attuale e disincantato.
Il vecchio e malato ispettore Barlach viene incaricato, assieme al giovane e poco esperto agente Tshanz, di indagare sull’ assassinio di un tenente della polizia di Berna.
Il racconto è ricco di dialoghi dai quali si delineano più i particolari psicologici dei personaggi che gli indizi e i sospetti sul presunto omicida.
Barlach, monumentale per stazza e personalità, è la controparte di Gastmann.
Gastmann e Barlach non rappresentano, rispettivamente, il male ed il bene, sono solo due giocatori, impegnati in una sfida decennale, durante la quale oltre a tentare di sconfiggere l’avversario devono anche difendere le loro posizioni e convinzioni. E sono pronti a tutto per vincere.
Ne “Il giudice e il suo boia” non c’è giustizia, ma solo un’ ossessione, che con il passare degli anni si fa sempre più viva e pulsante.
La giustizia dell’ ispettore è ben diversa da quella legata alle leggi.
L’uomo, che diviene giudice della vita di un altro essere umano, trama una complicata ragnatela di omissioni, menzogne e mezze verità pur di giungere al suo scopo, che non è di certo lo stesso della giustizia reale.
Un omicidio, un ispettore che cerca movente e assassino, un colpo di scena finale.

Recensione di Isabella Troiani.

Melinda Nadj Abonji, L’uomo senza collo (Svizzera)

Si tratta di un brevissimo racconto pubblicato solo in versione digitale.
Premetto che non amo molto i racconti perchè mi lasciano sempre una sensazione di incompiutezza, di non comprensione del contesto e dei personaggi, ma questo indubbiamente è un ottimo racconto.
E’ un ottimo racconto perchè sa stupire chi legge.
Ovviamente non posso svelare molto nel caso abbiate voglia di leggerlo, ma vi assicuro che dalle prime righe è impossibile pensare ad un finale di questo tipo! In un brevissimo numero di pagine, in cui l’autrice non commenta, ma si limita a raccontare i fatti, è condensato un tema molto impegnativo. Ma forse non è nemmeno corretto dire che non commenta, infatti proprio nelle ultime righe viene descritto un cane, Rombi, che “alza la zampa e fa pipì sulla scarpa” di nonno Karl. “E deve esserci un motivo se Rombi si è comportato male!”
5 stelle meritatissime.
Recensione di Anto_s1977.

Pascal Mercier, Treno di notte per Lisbona (Svizzera)

Una vita scialba interrotta da un incontro improvviso, un incontro che porta questa vita su nuovi binari, alla ricerca di uno sconosciuto orafo delle parole, in una nazione straniera, di cui non si conosce la lingua. Una ricerca che è una profonda immersione dentro se stessi, cercando le fonti della propria unicità.

Recensione di ombraluce.