Henning Mankell, Delitto di mezza estate (Svezia)

Siamo in Svezia all’interno di una riserva naturale.
E’ notte e tre ragazzi stanno festeggiando il solstizio con costumi del 700. E’ un luogo isolato attentamente scelto nei mesi passati e i ragazzi credono di essere da soli. In realtà non è così, uno sconosciuto armato li sta spiando e, prima che abbiano il tempo di rendersi conto di quello che sta succedendo, i ragazzi sono colpiti a morte da un colpo in piena fronte.
La storia si sposta in avanti di un paio di mesi a Ystad, nel commissariato di polizia in cui la guida della squadra investigativa è affidata a Kurt Wallender. Al commissariato è appena giunta Eva, la madre di una dei tre ragazzi che implora gli investigatori di cercare la figlia, di non fermarsi alle apparenze perchè a quei tre ragazzi è sicuramente successo qualcosa e non sono vere le cartoline che continuano ad arrivare da tutta Europa: qualcuno ha falsificato la scrittura.
Gli investigatori non sono convinti, se fosse loro successo qualcosa, avrebbero trovato i corpi, avrebbero trovato le auto e non sarebbero giunte cartoline dall’estero.
A complicare la situazione al commissariato è la vicenda di un collega, Svedberg. Dov’è finito? Perchè non risponde al telefono? Perchè non si fa vedere al commissariato?
Wallender, conoscendo la puntualità e la precisione del collega, viene preso da un senso di inquietudine e si reca nel suo appartamento dove lo trova cadavere. Svedberg è stato ucciso e per giunta nel suo appartamento vengono trovate tracce che lo collegano ai tre ragazzi scomparsi.
I due casi diventano quindi uno soltanto, il Caso per eccellenza verso cui tutti gli sforzi sono rivolti.
Sarà una lunga caccia all’uomo e, nel frattempo, altri delitti verranno commessi.
Nel complesso non è per niente male: si legge volentieri e con una certa voglia di scoprire la verità al più presto.
E’ però una storia che presenta diverse ingenuità, il lettore può intuire agevolmente diversi particolari perchè saltano facilmente all’occhio e questo non è certo auspicabile in un giallo.
Il finale è poi praticamente ridicolo. Quindi la valutazione, per quanto mi riguarda, si abbassa di diversi punti. Solo 3 stelline e mezzo.
Recensione di Anto_s1977.
Annunci

Selma Lagerlof, Il libro di Natale (Svezia)

La Lagerlof è un’autrice che adoro, lei scrive con il tono e il ritmo di una fiaba su ogni argomento, anche il più amaro; logico quindi che questo libro di racconti (inediti in Italia presi dalle fonti più disparate) abbia il sapore del libro di fiabe.
Di fatto non c’è un vero argomento comune tranne l’essere ambientati a ridosso delle festività di dicembre; e come per tutti i libri di racconti (soprattutto quando non sono nati per questo scopo), la qualità è altalenante.
L’argomento spazia dal racconto educativo, a episodi tratti dai vangeli apocrifi, dalla fiaba nera, alla storiella di fantasmi. L’effetto finale è carino, senza infamia e con qualche lode, ma per chi non conosce l’autrice potrà sembrare un libricino misero, per chi già la apprezza sa del suo tono ingenuo per veicolare qualunque cosa e lo si prende per quello che è, un libro inedito in più di una grande autrice.
Recensione di killdevilhill.

Jonas Jonasson, The Girl Who Saved the King of Sweden (Svezia)

Nombeko è nata in uno slum di Soweto, in Sud Africa durante l’apartheid. Le sue aspettative di vita si preannunciano  quindi molto basse, finchè un giorno un ingegnere ubriaco la investe con la macchina e la sua vita cambia in maniera imprevista; diventerà, infatti, la domestica dell’ingegnere, il quale, pur non essendo particolarmente intelligente, lavora per un progetto vitale per le sorti della sicurezza nazionale.
Con tre sorelle cinesi, due gemelli che esistono a metà e altri personaggi assurdi, Nombeko sarà responsabile, suo malgrado, dell’incolumità del Re di Svezia e del mantenimento della pace tra le nazioni.

Se avete letto il primo libro di Jonasson qui ne ritroverete le atmosfere, l’ironia pungente, l’ilarità e sicuramente la costante presenza di materiale esplosivo (penso che l’autore ne sia piacevolmente ossessionato), e anche un leggero miglioramento della scrittura, molto piu’ scorrevole in questo caso.

Io l’ho adorato, è talmente intelligente che dovrebberco essercene di piu’ di libri e autori cosi’. Per me Jonasson è un genio!!!

Recensione di jaahbaba.

Camilla Läckberg, Schneesturm und Mandelduft (Svezia)

Camilla Läckberg, Schneesturm und Mandelduft (tit. originale Snöstorm och Mandeldoft), List, Berlin 2012. Traduzione di Max Stadler.

Questo libro, che non è tradotto in italiano, è il primo che leggo di Camilla Läckberg, e probabilmente sarà anche l’ultimo. L’ho comprato in tedesco quando stavo in Lussemburgo un giorno che c’era un’offerta sul Kindle Store, e comunque non è stato strano leggerlo in tedesco anche se l’originale è in svedese.

Dico che probabilmente sarà anche l’ultimo libro che leggo di Läckberg perché, sebbene sia stato una lettura piacevole per qualche ora (è brevissimo, poco più di 100 pagine), non mi ha davvero convinta.

Siamo a Fjällbacka, dove sono ambientati tutti i romanzi di Läckberg. È Natale, c’è una tempesta di neve in corso e i protagonisti si trovano su un’isola per festeggiare il Natale in famiglia. Siamo nella più classica delle situazioni da giallo, perché dall’isola non si può più né andare né tornare a causa della tempesta di neve, e quindi l’assassino deve essere per forza uno degli ospiti della casa. Sì, perché il vecchio Ruben Liljecrona, ricchissimo magnate svedese, viene assassinato proprio durante la cena di Natale con del cianuro (da qui l’odore di mandorle del titolo). Per fortuna insieme alla famiglia c’è il poliziotto Martin Molin, fidanzato di Lisette, il quale si troverà suo malgrado a investigare sul caso.

Bella la caratterizzazione della ricca famiglia svedese, con le piccole e grandi manie di ogni componente, ma a parte questo tutto il resto mi ha lasciato tiepida. Il colpo di scena finale è debolissimo e comunque è troppo à la Conan Doyle, anche se lo è esplicitamente. Ha senso se prendiamo il romanzo come un omaggio esplicito al grande autore di Sherlock Holmes, ma comunque non mi è piaciuto. Inoltre manca completamente la caratterizzazione del personaggio del poliziotto, che forse (non so se sia così o meno) è presente negli altri romanzi dell’autrice dove magari è caratterizzato meglio, ma qui è davvero evanescente.

Insomma, una delusione, anche se mi ha fatto piacevolmente compagnia perciò non me la sento di massacrarlo, però come dicevo non mi fa venire molta voglia di leggere altro della stessa autrice.

* Una recensione (in tedesco).
* Il sito di Camilla Läckberg (in inglese).

Recensione di Sonnenbarke.

Henning Mankell, Il cervello di Kennedy (Svezia)

Louise Cantor è un’importante archeologa svedese separata da anni.
Ma Louise è anche una madre che si trova di fronte ad uno “spettacolo” che nessuna donna e madre vorrebbe vedere: il figlio Henrik privo di vita.
Henrik giace senza vita nel suo letto, ma perchè è morto? Non ci sono segni di colluttazione, ma Louise è sicura: non si tratta di morte naturale, al contrario di ciò che afferma la polizia.
Ed è proprio per questa convinzione che Louise intraprende un lungo percorso di ricerca della verità.
Ma non è semplice! Il ragazzo pulito e dalla vita semplice che lei conosceva, o credeva di conoscere, non è probabilmente mai esistito.
Louise inizia a seguire le deboli tracce che conducono alla scoperta di una doppia vita, fatta di segreti e di ricerche improbabili. Tra gli appunti di Henrik emergono tante incongruenze e tante bugie… ma anche un paio di piste nelle quali lei si tuffa a capofitto.
La storia non è eccezionale e, anche adesso che ho terminato la lettura, continuo a chiedermi perchè l’autore abbia scelto quel titolo e perchè mai abbia inserito nella storia questo filone “d’indagine”.
La lettura è scorrevole e alcune parti sono molto coinvolgenti. Solo 2 stelline, secondo me.
Recensione di Anto_S1977.

Stig Dagerman, I giochi della notte (Svezia)

Uno scrittore tormentato e semi-sconosciuto e una serie di racconti bellissimi e tragici, per i quali la sola idea di lieto fine è da considerarsi offensiva. Personaggi dai contorni netti, lucidissimi nel loro male di vivere, soprattutto i bambini, che sono piccoli solo nell’età ma non nella comprensione dell’orrore in cui si trovano a vivere.

Recensione di ombraluce.

Kjell Eriksson, Il giardino di pietra (Svezia)

Un incidente stradale che non è un incidente, un suicidio che non è un suicicio, una scia di morte che come sempre nasce dall’avidità e dalla mancanza di rispetto nei confronti degli altri.
Ma siamo in Svezia, e quindi il lato sociale ha una speciale rilevanza in questo romanzo, a partire dalle gravidanze tormentate che legano vittime e protagoniste.
Molto piacevole.

Recensione di ombraluce.