Nelson Mandela, Long Walk to Freedom (Sudafrica)

Qualche anno fa lessi “Un arcobaleno nella notte” di Lapierre e consolidai il mio amore per Mandela. La sua storia e il suo coraggio mi hanno sempre appassionato, ed erano anni che volevo leggere la sua biografia. Mi ero fatta spaventare un pò dalla mole del libro a dire il vero, perchè diciamo che se una biografia non è fatta benissimo, leggerne 750 pagine non è proprio semplice. Dopo la sua morte ho sentito un folte impulso di leggerlo, un pò come per ritrovare la sua figura, a me veramente cara, tra le sue stesse memorie. Vi dico subito che è un libro straordinario, pieno di speranza.

La prima parte del libro parla della sua giovinezza, e già dalle prime pagine avverti che personaggi di questo calibro sono predestinati; che ciò che lui è diventato è stato uno sbocciare di un seme che era li dai suoi primi anni di vita; che lui ha deciso di fare della sua vita una missione sin da giovane, trasporando il peso di questa grande responsabilità per tutta la vita.
Per me la figura di Mandela non è grande solo perchè ha motivato un’ intera nazione a ribellarsi al “nemico”, ma soprattutto perchè la sua battaglia è sempre stata contornata da tante piccole battaglie per una giustizia quotidiana, che parte dalle piccole cose di tutti i giorni.
Come forse tutti saprete, Mandela ha trascorso la maggior parte degli anni della lotta all’ apartheid in carcere, lottando per i diritti del suo popolo in una situazione di estrema restrizione della libertà. E’ stato incarcerato nella peggiori prigioni del mondo senza mai perdere la speranza che un paese in cui tutti i popoli potessero vivere in armonia fosse possibile.

Ho finito questo libro la settimana scorsa, e ancora non sono riuscita ad aprirne nessun altro senza subito richiuderlo perchè mi porto ancora dietro le emozioni e la carica emotiva della vita di questo uomo straordinario.
Ve lo consiglio vivamente.

Consiglio anche di guardare il video del discorso di Mandela dopo la sua scarcerazione, è magnifico  http://www.youtube.com/watch?v=dNBXiaChcm8

I have walked a long road to freedom. I have tried not to falter; I have made missteps along the way. But I have discovered the secret that after climbing a great hill, one only finds that there are many more hills to climb. I have taken a moment to rest, to steal a view of the glorious vista that surrounds me, to look back on the distance I have come. But I can rest only for a moment, for with freedom come responsibilities, and I dare not linger, for my long walk is not yet ended. 

Recensione di jaahbaba.

J.M. Coetzee, Vergogna (Sudafrica)

Romanzo crudo, duro, scritto benissimo. La storia non ha grandi sussulti, anche se alcune parti emozionano davvero, come il racconto dell’eutanasia praticata sugli animali.
Una sera David Lurie, insegnante alla Cape Town University, invita un’allieva a bere qualcosa, poi a mangiare un boccone, e infine a passare la notte con lui. Una notte che non resta isolata, che diventa una storia e che finisce con una denuncia per molestie sessuali. Allontanato dall’università, David chiede ospitalità alla figlia Lucy in campagna, nella parte orientale della Provincia del Capo, dove la convivenza tra diverse etnie, diverse tradizioni, diversi Sudafrica è aspra come la terra che Lucy coltiva. David tenta di adeguarsi alla nuova vita; dà una mano nei campi, aiuta una conoscente alla clinica veterinaria. Soprattutto, tenta di adeguarsi alla donna indipendente che è diventata sua figlia. Ma come tollerare anche la violenza che Lucy ha scelto di accettare?
David non è portavoce dell’autore e non raccoglie, se non negli ultimi capitoli, le simpatie e il rispetto del lettore. Il viaggio di David da una condizione di egoismo ed incomprensione della realtà a una visione più lucida, diventa un percorso di illuminazione e di riparazione insieme.
“Vergogna” è un bel libro, tagliente, con descrizioni mirate ed efficaci. Si percepisce il dualismo fra un Sudafrica moderno dove vigono convenzioni occidentali e l’Africa più selvaggia. Entrambe ingiuste e insidiose che costringono l’uomo a destreggiarsi tra mille difficoltà. E’ un libro che seduce senza voler essere seduttivo. E’ un romanzo che infastidisce e fa riflettere, ha sprazzi di vera poesia e pagine di dolore, oltre a un finale molto toccante.

Recensione di Isabella Troiani.

J.M. Coetzee, Vergogna (Sudafrica)

J.M. Coetzee, Vergogna (tit. originale Disgrace), Einaudi, Torino 2000. Traduzione di Gaspare Bona. 229 pagine, 10 euro.

Ultimamente sono insofferente nei confronti dei libri che dovrebbero essere, a detta di molti, bellissimi, ma che non mi emozionano. Di questo libro, in particolare, ho sentito parlare per anni da una persona che mi diceva trattarsi di un capolavoro assoluto. Per qualche motivo però non mi ero mai sentita attratta da questo romanzo e l’ho lasciato per diverso tempo ad aspettare nella mia libreria. Poi l’altro giorno mi sono decisa a prenderlo in mano, ma è solo servito a confermare la mia insofferenza.

Intendiamoci, il libro è scritto bene. Veramente bene. Per questo la mia valutazione complessiva è sostanzialmente positiva, anche se per nulla entusiastica. Ma non mi ha appassionato.

Intanto il protagonista è così insopportabile che verrebbe voglia di abbandonare il libro solo per quello. Un vecchio bavoso che va dietro alla ragazzine e sostanzialmente a tutto quello che respira. Che intreccia una relazione con una sua studentessa che di lui ha voglia quanto di farsi prendere a schiaffi, di fatto, e un giorno va a casa di lei e di fatto la violenta ma dice pure che “non è stupro, non proprio”. E dopo si permette pure di parlare dello stupro subito dalla figlia. Già solo per questo il libro sarebbe dovuto volare dalla finestra, ma ho voluto dargli una possibilità. Poi sì, parla della condizione attuale del Sudafrica, dove gli stupri sono all’ordine del giorno e l’odio fra bianchi e neri è ancora ben presente. Ma ogni tanto ci sono queste irritantissime elucubrazioni del protagonista intorno al proprio ombelico, sul suo amato Byron, sull’opera che sta scrivendo. Cose che non c’entrano niente con la storia.

Insomma, il voto complessivo è positivo solo per la scrittura. Poi mi si dica pure che non capisco niente, non mi importa.

Una bella recensione sulla Frusta.

Recensione di Sonnenbarke.