Brina Svit, Morte di una primadonna slovena (Slovenia)

Brina Svit, Morte di una primadonna slovena (tit. originale Smrt slovenske primadone), Zandonai, Rovereto 2007. Traduzione di Sabina Tržan e Simonetta Calaon. 197 pagine, 14,50 euro.

Da molto tempo volevo leggere questo libro della slovena Brina Svit, e tra i motivi per cui volevo leggerlo c’è il fatto che secondo me un libro uscito per Zandonai è garanzia di ottima letteratura. Anche questa volta, infatti, ho avuto la conferma che la piccola casa editrice trentina è una delle più raffinate sul mercato e che ci consente di leggere testi raffinatissimi ed eleganti.

Il romanzo è la storia di Lea Kralj, cantante lirica slovena: una rivista sta valutando se eleggerla Slovena dell’anno 2000, con lei ci sono altre candidate al titolo e il compito del narratore, un giornalista francese omosessuale, è quello di convincere la giuria che è proprio Lea la più adatta al titolo. Per fare questo, il giornalista risponde a delle domande che non conosciamo, poste dalla giuria, e lo fa attraverso un memoir che intitola Morte di una primadonna slovena.

Lea Kralj arriva tardi alla fama, ma quando vi arriva il suo sarà un successo grandioso. Conosce quasi per caso il giornalista-narratore, in occasione di un’intervista per la sua rivista Petronius Arbiter, e per caso lo reincontra successivamente, ubriaco fradicio in mezzo alla strada, e lo porta in albergo con sé. Nasce così un’amicizia sincera, che avrebbe tutti i connotati dell’amore se il giornalista non fosse omosessuale. Ma il narratore ci tiene a precisare di non essere un folle lyrique, cioè uno di quegli «omosessuali che vanno pazzi per l’opera e in particolare per le primedonne, che amano appassionatamente e soprattutto castamente». Egli afferma di non essersi mai interessato in modo particolare all’opera, e che la storia con Lea sarebbe stata la stessa se la donna fosse stata una farmacista o una corista.

La storia di Lea Kralj è una storia tragica, segnata dalla passione per la musica e per gli uomini, ma soprattutto per quella donna che non l’ha mai saputa amare se non da bambina, Ingrid, la madre. Una madre divoratrice, come dice bene la quarta di copertina, che finirà per fagocitare Lea e condurla alla morte. Lea Kralj ha fame d’amore, e di fame d’amore muore.

Il romanzo è scritto con una prosa poetica ed elegantissima, la lettura è un vero piacere dei sensi che mi ha portato a soffermarmi su ogni parola, su ogni frase, rigirandola nella mia mente di lettrice per gustarne appieno il suono, la musica, la raffinatezza. I miei complimenti dunque anche alle traduttrici, che ci hanno saputo rendere questa prosa magnifica con estrema eleganza.

Non leggetelo se non vi piace la letteratura di altissimo livello, non leggetelo se non vi piace la prosa musicale. Se invece questo è ciò che amate in un libro, ne resterete sicuramente soddisfatti.

* L’incipit.
* Una bella recensione su Bombacarta.
* Il libro sul sito di Zandonai Editore, dove è possibile anche sfogliare l’anteprima.

Recensione di Sonnenbarke.

 

Boris Pahor, Tre volte no (Slovenia)

Boris Pahor è un autore le cui opere sono rimaste sconosciute qui in Italia fino a qualche anno fa. Eppure egli è nato a Trieste.
Ma è nato in un periodo difficile, un periodo in cui Trieste era una città di confine: era stata da poco annessa all’Italia e si stava affermando il fascismo.
Pahor è di origine slovena, si sente sloveno, parla sloveno e non accetta l’italianizzazione forzata posta in essere dal governo fascista. Da questo processo forzato rimane danneggiato, non riesce ad apprendere in una lingua diversa, non rende, è preso in giro per gli sbagli che commette nel comporre in italiano.
Deve pertanto lasciare la scuola e ripiegare nel sacerdozio.
Ma poi scoppia la seconda guerra mondiale e lui fa parte di una minoranza etnica, quindi viene deportato nei campi di concentramento…
In questo libro, come potete dedurre facilmente, l’autore ripercorre tutta la sua vita, dalla nascita fino alla sua esperienza giornalistica e letteraria che si svilupperà dopo la fine della 2° guerra mondiale, un’attività che ha come unico scopo la denuncia delle violenze delle dittature.
Molto interessante.
Recensione di Anto_s1977.