Vladimir Bajac, Hammam Balcania (Serbia)

Curiosamente dopo aver finito Il ponte sulla Drina di Ivo Andric mi ritrovo a leggere questo libro che trata della vita di Mehmed Sokollu, gran visir sotto Solimano il magnifico e ideatore proprio di quel ponte da cui parte il libro di Andric.
Il libro di Bajac è però particolare; tutti i capitoli sono doppi, c’è un capitolo 1 (in numero arabo) seguita da un capitolo I (in numero romano) e così via fino al trentesimo capitolo (nella versione originale scrive i numeri in alfabeto cirillico alternato a quello latino). Nei due tipi di capitoli si alternano le vicende proprie di Sokollu, da ragazzini rapito dagli ottomani dopo la conquista della Serbia/Bosnia come “debito di sangue”, fatto studiare, scalerà i gradi delle amministrazioni ottomane, per l’ingegno, ma rimarrà sempre diviso dal suo non sentirsi inquadrato in un’identità precisa (nè serbo ne turco, ne cristiano ne mussulmano). Da qui Bajac parte, negli altri capitoli, in lunghe disquisizioni sul concetto di identità (soprattutto nazionale), sul tema del doppio, sottolinea curiosità sull’impero Ottomano o su Sokollu stesso, porta suo supporto esempi tratti da personaggi contemporanei e dialoga con amici (tra cui, soprattutto, Oram Pamuk). Se la prima parte è la meno fantasiosa, ma incredibilmente interessante per il contenuto; la seconda, quella sul commento sull’idenittà è spesso infarcita di considerazioni piuttosto piatte, nei dialoghi vengono veicolati informazioni d’interesse, ma in maniera a volte infantile, le discussioni su altri personaggi sono ricche di curiosità che mi sono spesso appuntato, ma complessivamente affossa in maniera imbarazzante l’altissimo progetto che lo scrittore si era preposto.
Come libro l’ho trovato più interessante che bello.
Recensione di Killdevilhill.
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Ivo Andric, Il ponte sulla Drina (Serbia)

Nel 1500 venne costruito un ponte sulla Drina nei pressi del paesino di Visegrad, il ponte fu un regalo di un alto funzionario ottomano, nato in quelle zone; di fatto senza alcuna utilità specifica. Il lungo romanzo narra il rapporto dei paesani nei confronti del ponte, racconta piccole storie vissute sopra o a causa del ponte stesso, di come il ponte abbia portato nuovi padroni e nuove battaglie e si conclude quando l’ennesima guerra lo distrugge (parzialmente).
Interessantissima l’idea di parlare di 400 anni di storia di una regione (si parte dal 1500 si finisce nella prima guerra mondiale) parlando solo di un paesino e del suo gravitare attorno ad una struttura che incarna l’eternità. Il libro quindi si compone di ampi affreschi storici, lunghi racconti di grandi personaggi (beh, diciamo medio-grandi) o piccoli racconti su minuscole esistenze che si muovono in una notte sul ponte stesso. Anche i generi sono vari, dal racconto d’amore alla favola demoniaca, dal romanzo romantico a quello storico.
Esperimento interessante, come dicevo; purtroppo la scrittura di Andric è lenta e ridondante in maniera eccessiva, troppo verbosa nelle descrizioni di fatti minimali o di ambiti della psicologia già descritti in precedenza. In poche parole ho impiegato 8 mesi e almeno 2 riletture dei primi capitoli per riuscire a finire 400 pagine.

Recensione di Killdevilhill.