Derek Walcott, Ti -Jean e i suoi fratelli. Sogno sul Monte della Scimmia (Santa Lucia)

Ti-Jean e i suoi fratelli.

Una madre viene maledetta da una creatura demoniaca (un feto morto prima del parto che ora riempie le fila di Satana), la quale la avverte che perderà i suoi tre figli perchè il demonio vuole divorarli, ma il patto è più articolato. Satana infatti crea il dolore, ma non sa cosa sia, non prova alcun sentimento; sfida (tramite il suo servo) i tre fratelli a causargli dolore, rabbia o qualunque sentimento e allora li ricompenserà con monete d’oro, se perderanno e saranno loro a provare sentimenti se ne ciberà.
I tre fratelli ad uno ad uno incontreranno Satana sotto le vesti di un vecchio o del padrone di una piantagione e solo il terzo riuscirà ad avere la meglio con l’astuzia.
Tratto da una leggenda locale (che credo derivi da una favola africana) Walcott da vita ad un’opera teatrale sicuramente efficace, ma dalla struttura narrativa fin troppo semplice e prevedibile, senza aggiunte e senza alcuna costruzione particolare. Giudicare un’opera teatrale solo leggendola è sempre sgradevole, ma non sembra poter rendere molto di più se fosse messa in scena; solo l’inzio dove gli avvenimenti, i movimenti, i dialoghi e le luci sembrano muoversi di concerto con la musica l’effetto su un palcoscenico potrebbe essere notevole.

Sogno sul monte della scimmia

Derek Walcott vinse il premio Nobel nel 1992 principalmente per la sua opera poetica; personalemente però non sono un amante o un accanito lettore di poesia e trovo che il giudizio su quest’ambito sia quantomai soggettivo, quindi, pur avendo apprezzato “Mappa del nuovo mondo”, raccolta di scritti poetici di Walcott mi trovo a dover commentare un’altra sua opera teatrale… e a commentarla negativamente.
Un vecchio sembra addormentarsi dopo essere stato arrestato e sogna di una visione angelica che lo avverte che ha un compito da svolgere come nuovo liberatore degli oppressi e, novello Mosè, dovrà condurre tutti in Africa, loro terra natale. Si incamminerà affrontando le forse dell’ordine, accaniti avversarsi, compiendo miracoli, ma soprattutto dovendo contenere la violenza e le truffe degli amici.
Opera che come dichiarato fin dal titolo, è un sogno, e come tale si muove senza regola, con cambi improvvisi, scene apparentemente disgiunte e lunghi dialoghi (o monologhi) ripetitivi o inutili. Sempre per dichiarazione diretta dell’autore quest’opera è anche una lunga metafora; e questa insistenza in simbologie più o meno chiare, questa volontà di perseguire un’allegoria, appesantisce un testo che non riesce mai a raggiungere il lirismo che vorrebbe.
Dato il grande utilizzo di musica, ma soprattutto di danza previsto dall’autore, è possibile che la visione dell’opera potrebbe far cambiare radicalmente opinione.

Recensione di Killdevilhill.

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