Mircea Cartarescu, Nostalgia (Romania)

Un libro composto da due racconti brevi messi a mo di prologo ed epilogo e da tre racconti lunghi (corpus originario dell’opera con cui ha vinto il premio Acerbi). Di fatto una raccolta di racconti che però sono strettamente legati per alcuni mini contatti fra i personaggi, per una strada di Bucarest in cui tutti i racconti si fermano, il fatto che in tutti compare uno scrittore, ma soprattutto per il tono, per il mood generale, per la surrealtà mitologica che permea tutto al di sotto delle vite normali e degli oggetti banali; e poi naturalmente in tutti i racconti a farla da padrone è il tempo che passa, il ricordo di un’epoca che non c’è più, la nostalgia insomma.
Non si tratta di un vero e proprio realismo magico, siamo più dalle parti del surrealismo perturbante di Kafka, ma con meno tragedie (o meglio, con tragedie più banali, come il tempo che passa), siamo più verso l’orrore quotidiano di Edgar Allan Poe, ma anche (per fatalità è un libro che ho appena letto) siamo nell’intersecarsi fra mito e realtà che permea “Il vecchio e il funzionario” di Eliade. Si potrebbe citare anche Borges, ma se l’argentino era un architetto intellettuale del surreale, Cartarescu è un fiume in piena di parole che descrivono assurdo e consueto con la stessa vivacità.
Il primo dei racconti “L’uomo della roulette” è il breve racconto del momento di fama di un uomo che si azzarda a giocare alla roulette russa aumentando continuamente i proiettili. L’assurdo che qui viene descritto è più di stampo ottocentesco e tendenzialmente slavo, un genere non proprio di questo autore romeno che però padroneggia bene.
“Il mendebile” è il racconto di un’estate nell’infanzia del narratore permeata da quel senso di precarietà e fantasia tipica di molti film sull’argomento; Cartarescu ci aggiunge mood più inquietante e una maestria unica nel rendere tutto straniante nonostante ci sia ben poco di assurdo in ciò che accade.
“I gemelli” è il racconto che mi è piaciuto meno, la storia d’amore fra due ragazzi, lui introverso, lei sfruttatrice, che si risolve in una tragedia piuttosto inconsueta. Il fantastico permea completamente le ultime pagine, ma lo stile di scrittura (perchè lo stile è leggermente differente in ogni racconto) è eccessivamente verboso, descrive troppo inutilmente cose troppo inutili.
“REM” è un racconto che parte claudicante, l’ho seguito con un sopracciglio costantemente alzato perchè mi sembrava un’assurdo troppo all’acqua di rose, ma è, forse, quello più autenticamente vicino a Eliade; succedono cose infantilmente surreali, ma l’arte di Cartarescu qui sta nell’abbacinare per lo straripare di un racconto dal ritmo, dal linguaggio e dalle immagini continue.
Infine “L’architetto” è la conclusione del libro; un pò fuori tema rispetto agli altri è una storia dell’assurdo che dall’acquisto di una nuova automobile arriva alla distruzione/creazione di un universo; affascinante, ben scritto, intelligente.
Recensione di Killdevilhill.

Mircea Eliade, Il vecchio e il funzionario (Romania)

Un racconto che è la versione totalitaristica de Le mille e una notte. Una moderna Sherazade, interpretata da un anziano dirigente scolastico, intrattiene una serie di altissimi funzionari di una dittatura, con i suoi ricordi del passato tutti intrisi di folklore, favole e miti leggendari, ma tutti terribilmente verificabili. Una serie di racconti concatenati senza una fine apparente (ma neppure un inizio) che permettono all’anziano di rimanere in piedi mentre è il sistema di fronte a lui che crolli sotto il peso delle favole raccontate.

Recensione di Killdevilhill.