Franz Kafka, Racconti (Repubblica Ceca)

Franz Kafka, Racconti (tit. originali Beschreibung eines Kampfes, Hochzeitsvorbereitungen auf dem Lande, Erzählungen und kleine Prosa), Mondadori, Milano 2006. Traduzione di Ervino Pocar, Rodolfo Paoli e Gisella Tarizzo. 626 pagine.

Che cosa si può dire di fronte alla potenza di Kafka? Io, personalmente, rimango senza parole in rispettoso silenzio. Kafka è uno di quegli autori senza cui io non sarei la stessa persona.

Non avevo mai letto tutti i suoi racconti, e ho voluto colmare questa lacuna. Naturalmente ce ne sono di più belli e di meno belli, ma non ne ho trovato nemmeno uno che fosse brutto o insignificante, o che mi sia restato indifferente. Tutti, in qualche modo, mi hanno colpito. Poi ci sono quelli che mi hanno colpito “come un pugno sul cranio”, come secondo Kafka stesso un libro che sia davvero buono dovrebbe fare.

Ho provato la stessa emozione di sempre nel rileggere per l’ennesima volta La metamorfosi. Ho provato la medesima angoscia nel rileggere La condanna. Ho provato quella stessa angoscia, quella stessa emozione fortissima, nel leggere per la prima volta Nella colonia penale, che considero il mio preferito, forse più bello addirittura della Metamorfosi. E poi voglio citare Un medico di campagna, meno potente dei tre precedenti ma comunque bellissimo.

Kafka è angoscia, è fantastico, è oppressione, è inquietudine, è maestria assoluta. È un ringraziamento continuo ed enorme a Max Brod che ha deciso di andare contro la volontà dell’amico e di pubblicare le sue opere, anziché distruggerle. Kafka ha una tecnica stilistica che nessun altro scrittore dopo di lui ha posseduto, nessuno, neanche i miei preferiti. Kafka è il capostipite di tutta una serie di filoni letterari che non sarebbero esistiti senza di lui. Kafka è un classico maiuscolo, inarrivabile, al pari di nomi come Hugo o Dostoevskij. Kafka è quanto di meglio ci abbia dato il Novecento.

E no, non ho parlato di questa voluminosa raccolta di tutti i racconti, ma ho parlato solo di Kafka, o meglio del rapporto che mi lega a lui, di come soggettivamente io veda questo che per me è un mostro sacro. Ma come dico sempre, di certi libri non si può parlare, e io dei classici non so scrivere.

PS. Il libro è collocato nel mio giro del mondo nella Repubblica Ceca, sebbene Praga a quel tempo facesse parte dell’Impero austro-ungarico. Ma Kafka è autenticamente praghese, seppure di lingua tedesca, autenticamente boemo, perciò l’ho voluto considerare ceco.

Recensione di Sonnenbarke.

Bohumil Hrabal, Una solitudine troppo rumorosa (Repubblica Ceca)

Mi è sembrato carino cominciare questa nuova edizione della sfida con il libro vinto nella prima. Quindi “a sorpresa” mi sono spostata in Republica Ceca, e in particolare a Praga, dove Hanta pressa e compatta ogni giorno carta, e in particolare carta di libri. Il suo amore per i libri da un lato e la sua dedizione al lavoro si mischiano nella storia in una maniera ossessiva; Hanta da un lato salva i libri dalla pressa meccanica, occupando ogni singolo spazio libero della sua abitazione, dall’altro svolge il suo lavoro con una dedizione maniacale e cerimoniosa. Il tutto si svolge con un certo rituale, finchè un episodio non sconvolgerà la sua routine e la sua vita…
E’ un piccolo libricino, più un racconto che un romanzo, ma è intensissimo, tanto che mi sono trovata più volte a rileggere lo stesso paragrafo per capirne bene il senso.
Recensione di jaahbaba.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere (Repubblica Ceca)

“L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Kundera: un libro di cui ho sentito parlare tanto ma che ho letto solo ora. Il romanzo è incentrato sulla vita di quattro persone, per la precisione due coppie.
Tomas è un chirurgo che dedica la sua vita al lavoro e alle donne. Con loro preferisce intrattenere amicizie erotiche, libere e indipendenti piuttosto che creare legami forti, complicati e inevitabilmente soffocanti. Tereza è invece alla ricerca dell’amore, alla ricerca dell’unico uomo con il quale vorrebbe condividere la sua vita. E’ una donna in fuga; fugge dalla famiglia, in particolare dalla madre e dai problemi che fino a quel momento l’hanno assillata. Durante la sua fuga incontra Tomas e tra i due nasce un legame sentimentale molto forte. Ma Tomas pur innamorandosene, non rinuncia alle altre donne. Parallelamente alla storia di Tomas e Tereza si svolge quella di Sabina e Franz. Lei pittrice in esilio e donna libera, lui professore di Ginevra e legato da un matrimonio infelice. Quando finalmente Franz decide di confessare alla moglie la sua relazione extraconiugale, Sabina lo lascia, oppressa dal peso insopportabile di quell’amore non più clandestino. Tutta la narrazione è influenzata dai contrasti sociali e politici del periodo.
Kundera parte da un ragionamento semplice, ci dice che l’Uomo nella vita ha una sola possibilità e che ogni sua azione è irripetibile, perché egli è un attore che sale sul palcoscenico senza fare alcuna “prova”.
Le scelte fatte inizialmente con leggerezza, sono senza prova d’appello e si possono rivelare presto gravose e portatrici di sofferenza.
Un capolavoro del 900: ma non per me. Una storia di continui tradimenti, angoscia, pensieri, e tormenti continui.
Ha deluso le mie aspettative.

Recensione di Isabella Troiani.