José Saramago, Cecità (Portogallo)

Il semaforo di una città, di cui non si conosce il nome, è rosso. Le macchine sono tutte in attesa del verde per ripartire e proseguire il loro percorso, ma allo scattare della luce verde, la macchina in prima posizione non riparte e un gruppo di persone si avvicina per capire cosa è successo all’automobilista che ha creato l’ingorgo. Quest’ultimo è incredulo al posto di guida: sta cercando egli stesso di capire perchè non veda più niente e tutto sia avvolto da una luce bianca accecante.
Da quel momento in poi la cecità dell’automobilista comincia a contagiare diverse persone, il Governo prende provvedimenti e organizza in quattro e quattr’otto una quarantena. Tutti i contagiati vengono rinchiusi in un’ala di una struttura abbandonata da tempo, e pertanto in precarie condizioni, e tutti quelli venuti a contatto con i ciechi vengono rinchiusi in un’altra ala della stessa struttura, in attesa di capirci qualcosa.
All’interno della struttura i ciechi dovranno cercare di adattarsi alla nuova realtà, orientandosi come meglio possono. Solo una donna, che per amore ha voluto seguire il marito, non è stata e non sarà mai contagiata.
Tutto procede con molte difficoltà, ma anche un gruppo di malvagi viene internato e dal quel momento in poi si scatenano, all’interno di quella sorta di carcere, gli istinti peggiori degli uomini. Noi lettori assisteremo ad atti di violenza di ogni genere, fino allo scoppio di un incendio.
Solo il gruppo guidato dall’unica donna vedente uscirà da quell’inferno e si avventurerà per le strade della città, per scoprire che tutti sono diventati ciechi, non esiste più un governo e che regna il caos.
E’ il libro più angoscioso di tutti quelli che ho letto in tutta la mia vita, risulta più angosciante di quei testi che trattano dell’Olocausto e dei campi di sterminio tedeschi.
Tuttavia è un libro ben scritto e, il fatto che trasmetta così tanto al lettore è un punto a suo favore.
La storia è assolutamente intrigante, non si capisce cosa aspettarsi nel corso della lettura e la curiosità sull’epilogo va crescendo in modo esponenziale. Ma quando sono arrivata alla fine, devo ammettere di essere rimasta delusa: mi aspettavo una soluzione ingegnosa da parte dell’autore che non è arrivata. E questo fa scendere il voto…3 ***
Recensione di Anto_s1977.

José Saramago, Cecità (Portogallo)

Una città di cui non scopriremo mai il nome viene colpita improvvisamente da quello che verrà definito “mal bianco”. Ad uno ad uno infatti ogni abitante si riscoprirà cieco. Per cercare di arginare il contagio, il governo adotta misure estreme, decidendo quindi di rinchiudere in un ex manicomio i casi finora emersi e le persone con cui essi sono in qualche modo venuti a contatto. Dapprima saranno in pochi i ciechi costretti alla quarantena, ma via via il manicomio si riempirà, finchè il numero dei contagiati arriverà a superare quello dei letti disponibili. Un unico caso, un’unica donna, internatasi volontariamente per seguire il marito, rimarrà in grado di vedere. I suoi occhi, ma anche la sua furbizia e la sua intraprendenza rappresenteranno la salvezza per alcuni, la morte per altri.
Leggendo “Cecità” assisteremo ad un vero e proprio degrado fisico e mentale dell’uomo che non perderà solo la vista ma anche, e soprattutto, la sua dignità. Avremo a che fare con digiuni forzati, uccisioni a sangue freddo, stupri, ma anche solidarietà (soprattutto femminile), aiuto reciproco, forza, ribellione.
Saramago per me è stato una meravigliosa scoperta. Inizialmente il suo stile mi ha spiazzata, l’assenza di nomi propri, riferimenti a luoghi o date, punteggiatura per evidenziare i dialoghi, per un momento mi ha portata a pensare che la lettura sarebbe risultata troppo pesante e non sarei riuscita ad apprezzarla al meglio. Fortunatamente mi sono dovuta ricredere. Cecità mi ha fatta commuovere, soffrire e inorridire. Il messaggio che voleva passare Saramago è molto chiaro; la mancanza di solidarietà nella nostra società, l’incapacità di fare del bene, ci rende tutti “ciechi che pur vedendo, non vedono”. Non posso che consigliare la lettura a chiunque.

Recensione di Chiaretta M89.

José Saramago, Manuale di pittura e calligrafia (Portogallo)

Il signore H, è un pittore, o meglio un ritrattista, consapevole del suo scarso talento. Campa vendendo ritratti a ricche famiglie che li richiedono per vanità o per lussuria. La sua vita è abbastanza tipica e piatta e per questo un giorno decide di cambiare forma d’arte e di avvicinarsi alla scrittura.
Il percorso dalla tela bianca al foglio bianco lo porterà a una maturazione artistica ma soprattutto personale.

Un buon libro, ma non il miglior Saramago che ho letto. L’inizio è molto lento e affaticato ma devo dire che verso metà si ritrova molto lo stile unico dello scrittore e la lettura alla fine risulta comunque piacevole. E’ uno dei suoi primi libri, e questo credo spieghi la mancanza del suo tocco magico.
Non la consiglio come lettura per chi si avvicina per la prima volta allo scrittore, ma se lo si ama già la lettura sarà comunque gradevole.

Recensione di jaahbaba.

José Saramago, Le intermittenze della morte (Portogallo)

L’abito non fa il monaco?

La morte un bel giorno decide di andare in sciopero, così senza un reale perché. Voi direte? Wow, non si muore più, si vive in eterno!!

Ma ci avete pensato all’essere anziani e malati per sempre? Ci avete pensato che questo comporta una serie di piccoli grandi disagi alla società? Ospedali super pieni di persone sulla soglia della morte che non arriva mai, famiglie in sospeso accanto a moribondi (o forse sarebbe meglio dire vivibondi?), crisi mistiche dovute al fatto che senza morte non c’è resurrezione, e allora Dio? Per non parlare poi del fatto che quando morire in maniera legale non è possibile arriva la maphia (con o senza h) a regolare i conti sottobanco.
E la morte voleva proprio questo, voleva che voi realizzaste che paradossalmente non esiste vita senza morte, come non esiste l’alba senza il tramonto, e voi ora SI che l’avete realizzato. E allora continuerete a maledire la morte quando (finalmente!) troncherà l’agonia dei vostri cari? O quando svuoterà gli ospedeli? O quando farà di nuovo girare l’economia legale (ma ohimè è ormai troppo tardi per bloccare quella illegale).
E ora che l’avete capito la morte che fa? Si prende diciamo una piccola rivincita, e vi fa si tornare a morire, ma con una strategia un po’ cattivella.
Ma leggendo leggendo scoprirete che la morte poverina, mica sempre si diverte. Ma come ci sta facendo quasi pena la morte?
Non il miglior Saramago che ho letto, ma mi sono divertita tantissimo!

Recensione di jaahbaba. 

José Saramago, La zattera di pietra (Portogallo)

Immaginate che un giorno i Pirenei si spacchino, separando la Spagna dalla Francia, e immaginate che ora la (pen)isola Iberica se ne vada vagando per l’ oceano senza apparente meta. Immaginate prima la meraviglia, poi il terrore, seguito a sua volta dal panico della popolazione. Aggiungete a questo un po’ di mistero, dei protagonisti che da un giorno all’altro si ritrovano ad essere compagni (e amici) di un viaggio al limite del paranormale.
Ecco ora potete avere una piccola idea della genialità di questo libro, per il resto non vi resta che leggerlo e farvi trascinare nella psiche dei suoi protagonisti, portando con voi un po’ di sana fantasia mischiata a un pizzico di razionalità: il gioco è fatto!
Il talento di Saramago a questo punto non è neanche necessario menzionarlo!

Recensione di jaahbaba.

José Saramago, Cecità (Portogallo)

Tutti almeno una volta nella vita ci siamo chiesti come sarebbe vivere da ciechi, ma ci siamo immaginati sempre e comunque in un mondo di vedenti.
Altra cosa è vivere una cecità di massa dove si perde tutto, ogni punto di riferimento, persino il nome e si finisce per essere solo “la ragazza dagli occhiali scuri” o “la moglie del medico”.
La forza di questo romanzo è che qui non prevale la disperazione che probabilmente porterebbe ad un suicidio di massa, anzi è l’istinto di sopravvivenza che pervade tutto il romanzo.
Viviamo in una società dove tutto è concepito ad uso e consumo dei soli cosiddetti “normodotati” e se ad un tratto si spegnesse quella “luce”, non avremmo davvero alcuna possibilità di farcela.
Il tema è sicuramente tosto, un bel pugno nello stomaco direi, ma la qualità di un romanzo, secondo me, sta nel far riflettere e nel far (qui più che altrove) “vedere con altri occhi” la realtà che ci circonda.
Significativo che l’unico essere umano a mantenere vivi i suoi occhi sul mondo sia una donna e che le sue lacrime vengono asciugate da un cane.
Tocco di classe la scelta di legare le frasi dei dialoghi, facendo in questo modo perdere anche al lettore i suoi punti di riferimento.
“…se prima di ogni nostro atto ci mettessimo a prevederne tutte le conseguenze, a considerarle seriamente, anzitutto quelle immediate, poi le probabili, poi le possibili, poi le immaginabili, non arriveremmo neanche a muoverci dal punto in cui ci avrebbe fatto fermare il primo pensiero. I buoni e i cattivi risultati delle nostre parole e delle nostre azioni si vanno distribuendo , presumibilmente in modo alquanto uniforme ed equilibrato, in tutti i giorni del futuro, compresi quelli infiniti, in cui non saremo più qui per poterlo confermare, per congratularci o chiedere perdono. D’altro canto c’è chi dice che sia questa l’immortalità di cui tanto si parla.”

Recensione di Tersilla.