Joseph Conrad, La linea d’ombra (Polonia)

Era da tempo che volevo leggere questo libro per un motivo forse un pò futile. Jovanotti ne trasse una magnifica, omonima, canzone la cui fonte mi aveva sempre incuriosito.

Entrambi il libro e la canzone, parlando della linea immaginaria che ognuno di noi si trova ad affrontare passando dalla giovinezza all’età adulta con un misto di incoscienza, entusiasmo, paura e coraggio.

Tutto ciò è impersonificato da un marinaio a cui viene proposto inaspettatamente il comando di una imbarcazione a vela, in un viaggio difficile per il tempo poco favorevole e soprattutto per il diffondersi di un’epidemia sulla nave. In un viaggio di qualche settimana, il marinaio si misurerà con una forte crescita personale.

Un piccolo libricino, si legge velocemente, senza troppe pretese.

Recensione di Jaahbaba.

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Hubert Klimko-Dobrzaniecki, La casa di Rosa (Polonia)

Hubert Klimko-Dobrzaniecki, La casa di Rosa (tit. originale Dom Róży. Krýsuvík), Keller editore, Rovereto 2009. 13 euro. Traduzione di Marzena Borejczuk.

Questo è un libro che si presenta come strano già dall’aspetto. Ci sono due storie, una nel passato e una nel presente, e si può decidere da quale partire, capovolgendo il libro. Io ho deciso di partire dal presente, seguendo un ordine non cronologico ma che si è rivelato essere logico, e l’ho fatto dopo aver letto una recensione su Anobii che diceva di aver seguito questo percorso. Penso che il romanzo sia godibile anche seguendo il percorso inverso, ma così tanti tasselli sono andati al loro posto e non mi sono pentita della mia scelta.

Quella che per me è stata la prima parte si intitola La casa di Rosa e parla di morte, mentre la mia seconda parte, Krýsuvík, parla di vita e di amore (ma non solo). Ora parlerò di prima parte e seconda parte, ma ricordatevi che se vorrete leggere questo libro potrete farlo anche seguendo il percorso opposto.

La prima parte è ambientata in un ospizio e il protagonista, che parla in prima persona, si chiama Hubert proprio come l’autore. Le analogie non finiscono qui, perché anche l’autore ha vissuto a lungo in Islanda, essendosi laureato in filologia islandese, e anch’egli ha scritto due raccolte di poesie in islandese, proprio come il narratore. Hubert, il narratore, inizia a lavorare come infermiere in questo ospizio, e all’inizio gli vengono assegnati i vari reparti a rotazione, perché possa conoscerli tutti, o quasi. Il libro non è elegiaco, si parla di come è la vita veramente in questi ospizi, perciò si parla anche molto di urina e di cacca, di bagni, di pannoloni, di pulizie, ecc. Ma anche di pasti, di infermieri gay, di infermiere filippine, e poi ovviamente dei pensionanti stessi. A tratti è difficile da mandar giù, perché è davvero molto esplicito e in alcuni casi arriva a essere disgustoso, ma non lo è mai fine a se stesso. L’autore vuole veramente raccontare la vita negli ospizi, il fine vita islandese per ricchi e meno ricchi.

Anche la seconda parte è narrata in prima persona, ma da un personaggio diverso, un islandese vissuto molti anni prima di Hubert, nel paese di Krýsuvík, sempre in Islanda. Questo nuovo narratore è un ragazzo di vent’anni e un giorno si innamora di una donna, Karen, conosciuta in un emporio. Questa breve parte, solo 70 pagine, è il racconto della loro vita insieme e del loro amore bellissimo. Detta così sembra che non sia collegato con l’altra parte, ma lo è, solo che non vi dico come, perché sarebbe bello che lo scopriste da soli. Non so dire se questa seconda parte sia più bella della prima, come ho letto in rete, secondo me sono belle tutte e due, solo in modi molto diversi.

Secondo me, più in generale, è il romanzo ad essere bello (perché è un vero e proprio romanzo e non una raccolta di due racconti), se si riesce ad andare oltre il disgusto che si può provare nella parte dedicata all’ospizio. Se ci si riesce, ne varrà davvero la pena.

Sul sito dell’editore è possibile leggere due estratti.

Recensione di Sonnenbarke.

Henryk Sienkiewicz, Quo vadis? (Polonia)

Un bel romanzo storico

Bella questa lettura classica per gli appassionati della storia ed anche per chi è interessato alle origini della fede cristiana.
A me, soprattutto, ha colpito la rappresentazione dei personaggi che gravitano a corte, intorno a Nerone. Difficile dimenticare Petronio e la sua “elegantia”, la sua illusione – che sento molto moderna – come se la bellezza potesse salvare il mondo! Così, a poco a poco, sono sprofondata in quest’abisso di umane passioni e di italici vizi, devo dire senza sgomento e, forse, con un senso più alto di “pietas”.

Recensione di Chiaratosta.

Ferdinand Ossendowski, Beasts, Men and Gods (Polonia)

Incuriosita dalla citazione che ne fa Terzani, mi sono procurata questo libro semisconosciuto che invece dovrebbe occupare un posto di primo piano tra i libri di viaggio e non solo.
Scritto in un inglese abbastanza semplice, più efficace che letterario dato che non era la lingua madre dell’autore, riesce a rappresentare le avventure, i pericoli e gli incredibili incontri di questo altrettanto incredibile personaggio, a cavallo tra Russia, Mongolia e Cina e a cavallo di una rivoluzione.
Davvero un libro da leggere.

Recensione di ombraluce. 

Marek Halter, Il cabalista di Praga (Polonia)

Difficile dire se il pregio di questo romanzo, incentrato su Praga all’inizio del 1600 e sulla vita che vi conduce il popolo eletto, sia appunto la ricostruzione storica.
A me è piaciuto sia il modo in cui è presentata, rivisitata direi, la tradizione del Golem, sia soprattutto l’aurea magica che si sviluppa intorno alla città, grazie alla predilezione accordata dal monarca, l’imperatore Rodolfo II.
In alcuni punti l’opera pecca di agiografia, sembra quasi un manuale ad uso turistico e questo è un limite non da poco. Per chi vuole avvicinarsi all’universo giudaico, comunque, può essere un modo leggero per approcciarsi, purchè si colga lo stimolo ad approfondire. Bisogna pure cominciare da qualche parte no?

Recensione di Chiaratosta.