Yuri Herrera, La trasmigrazione dei corpi (Messico)

Inizia malissimo, uno stile che sembra forzatamente giovanilistico e diretto, come se volesse colpire per quanto è nuovo; ma l’inizio è in realtà solo una presentazione del protagonista, una presentazione al contrario di quello che verrà dopo. Viene presentato un omini minuscolo, pavido e insicuro; ma dopo la telefonata tutto cambia completamente ed il personaggio diventerà enorme, sicuro, con le mani in pasta e una soluzione per ogni problema; l’autore quindi mostra prima l’intimo del protagonista per uscirne violentemente ed iniziare una storia dove lui è un Marlowe senza paura.
La storia poi è un noir classico e duro, genere che adoro, tutto giocato sulle solite storie incrociate, menzogne e mezze verità e fra i cambi di prospettiva.
Lettura veloce e affascinante, il linguaggio diretto è perfetto per il genere ed il titolo (assolutamente corretto), così come la malattia che impazza per la città, danno un’impronta metafisica ad un romanzo molto carnale.
Recensione di Killdevilhill.

 

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Octavio Paz, 20 poesie (Messico)

Un agile libretto dei “Miti poesia” di Mondadori. 20 poesie, 62 pagine. Si legge in un attimo.
Non sono brava (per usare un eufemismo) a fare recensioni di poesia, perciò mi limiterò a dire che il libro è bello, senza però essere stupendo. È stato il mio primo approccio a Octavio Paz, quindi non so se le poesie qui riportate siano le sue più rappresentative. Se lo sono, sono belle ma il Nobel mi pare un po’ esagerato. Però non si può giudicare un poeta da 20 poesie, perciò non dico altro.

Recensione di Sonnenbarke.