Kahlil Gibran, Il giardino del profeta (Libano)

Il giardino del profeta è, in sostanza, una raccolta di aforismi che un saggio (un profeta) elargisce ai suoi discepoli. Ho apprezzato molto la lettura, che non risulta affatto pesante o troppo impegnativa e sono molte le citazioni che mi hanno colpita e che per questo ho trascritto sul mio fidato “quadernino delle citazioni”, ma una fra tutte l’ho trovata di grande ispirazione e la voglio condividere con voi: “Quando la tenebra cala su di voi, dite: “Questa oscurità è un’alba non ancora sbocciata e, benchè il travaglio della notte gravi su di me, tuttavia l’alba sorgerà dentro di me come sulle colline.””
Il libro mi è stato regalato, probabilmente ignorando che fosse il seguito (incompiuto e pubblicato postumo) de “Il profeta”. Io stessa l’ho scoperto solo iniziando la lettura (non leggo quasi mai il retro delle copertine ahimé), ma ho voluto comunque portarlo a termine perché mi affascinava. Prima o poi spero di poter rimediare leggendo anche il primo libro. In ogni caso, è una lettura che consiglio.

Recensione di Chiaretta M89.

Sélim Nassib, L’amante palestinese (Libano)

Sélim Nassib, L’amante palestinese (tit. originale Un amant en Palestine), e/o, Roma 2006. 184 pagine, 8,50 €.

Ho scoperto questo libro quasi per caso e me n’è piaciuta molto la trama, quindi ho deciso di comprarlo, complice il fatto che era a metà prezzo su Amazon. Una volta arrivato l’ho letto subito, anche se avevo letto, nel frattempo, delle recensioni che dire non entusiastiche è dir poco.

Invece il libro a me è piaciuto, molto. Non sarà un capolavoro della letteratura, ma non è quello che chiedo a ogni libro che leggo, non sarebbe possibile. A me basta che i libri siano belli, incontrare i capolavori è cosa rara.

La storia è quella di Albert Pharaon, palestinese del Libano, e del suo amore clandestino con Golda Meir (sì, avete letto bene, Golda Meir, ex premier di Israele). Si tratta chiaramente di un romanzo, ma poco importa se la figura della Meir è stata presa in prestito per farne l’eroina di un romanzo sentimentale, perché questo non è solo un romanzo sentimentale. C’è una storia d’amore quasi impossibile, senz’altro, ma c’è anche la Storia dentro, quella con la S maiuscola.

Il romanzo si svolge negli anni che vanno dal 1923 al 1948 e ci fa dunque vedere la storia della nascita dello stato di Israele. È la storia d’amore che è sullo sfondo, o la storia della nazione? Credo che questo dipenda dall’interpretazione personale che si sceglie di dare al romanzo, perché sono entrambe tematiche molto importanti ed è difficile volerne privilegiare una a discapito dell’altra.

Golda Meir arriva in Palestina nel 1923 insieme al marito, Morris Myerson, per andare a vivere in un kibbutz. Golda e suo marito non sono religiosi, ma sono sionisti, o meglio è lei ad esserlo, lui l’ha seguita più che altro per amore. Ed è una sionista davvero convinta, estremamente impegnata in politica. La vita nel kibbutz per lei è idilliaca, è quello che ha sempre voluto, ma sono costretti ad abbandonarla a causa della malattia del marito, che contrae la malaria. Si trasferiscono dunque a Herzlia, dove Golda lavora per la federazione sindacale ebraica Histadrut. In seguito Golda si sentirà troppo stretta in quel matrimonio e deciderà di andarsene a Tel Aviv per vivere più attivamente la politica.

Albert Pharaon è un palestinese che vive a Beirut, ma è originario di Haifa. È proprietario della banca Pharaon. È molto legato a sua nipote Nina e a un certo punto, dopo che questa viene data in sposa in un matrimonio combinato, lascia la famiglia e torna nella sua casa di Haifa.

Nel 1929, alla festa per il compleanno del re d’Inghilterra (ricordiamo che la Palestina è a quell’epoca sotto mandato britannico), Golda e Albert si conoscono e, si può dire, si riconoscono. La scintilla scocca immediatamente tra loro, nasce subito un amore dirompente, travolgente, che però è destinato ad essere sempre clandestino, perché Golda Meir non può farsi vedere in compagnia di un palestinese dai suoi compagni sionisti.

Il romanzo ci racconta come questo amore evolve nel corso degli anni, ma anche come evolve la storia della Palestina, che sarà sempre meno Palestina e sempre più Eretz Yisroel, fino a diventare Israele nel 1948. Le due storie, la storia di Golda e Albert e quella di israele, come ho detto, sono strettamente intrecciate tra loro e sembra quasi che l’una non possa esistere senza l’altra, senz’altro perché Golda Meir è così legata alla storia di Israele che niente che la riguardi può essere scollegato dalla storia dello stato.

Un bel romanzo, consigliato.

* Il libro sul sito dell’editore italiano.
* Una recensione e le prime righe su Wuz.
* L’autore.

Recensione di Sonnenbarke.

Hanan Al-Shaykh, Mio signore, mio carnefice (Libano)

La protagonista di questa storia è Zahra, una giovane libanese vissuta in una famiglia con un padre severo e violento e una madre adultera.
Zahra inizia una storia clandestina con un uomo sposato, rimane incinta, ma non può farsi travolgere dallo scandalo ed è costretta ad abortire per ben due volte.
Decide, quindi, di fuggire in Africa. Si fa ospitare dallo zio, che mostra, però, un affetto che va oltre le aspettative. Anche questa volta Zahra è costretta a fuggire e accetta di sposare un uomo che non conosce nemmeno e del quale non tollera la presenza. Una situazione invivibile!
Anche il ritorno in patria non sarà facile per Zahra, dovrà sopportare le domande, le curiosità, le intrusioni nella sua vita e nelle sue decisioni.
Ma improvvisamente la guerra…
Una guerra che darà a Zahra l’opportunità di un incontro e della speranza in un futuro migliore. Ma poi ancora tutto verrà sconvolto in un finale che, onestamente, non mi aspettavo.
La storia non è male, ma non mi ha convinta pienamente. La narrazione è un po’ confusa, soprattutto nella prima parte in cui si susseguono più voci narranti. Ci sono poi dei salti all’indietro inseriti un po’ a caso, che confondono il lettore.
Quindi 3 stelline sono più che sufficienti.
Recensione di Anto_s1977.