Jack Niedenthal, For the Good of Mankind (Isole Marshall)

Jack Niedenthal, For the Good of Mankind. A History of the People of Bikini and their Islands, Bravo Publishing, 2013.

Immaginate di stare tranquilli nel vostro luogo di nascita, di essere a messa e che dopo la funzione religiosa arrivi qualcuno a dirvi che dovete lasciare il posto dove siete nati e cresciuti, “per il bene dell’umanità e per mettere fine a tutte le guerre nel mondo”. È quello che è successo alla comunità di 167 bikiniani nel 1946. Anziché rifiutare sdegnati, hanno accettato, dicendo che tutto era nelle mani del Signore. Probabilmente consapevoli che gli Stati Uniti sarebbero stati un nemico troppo grande per loro.

Gli americani infatti, alla fine della seconda guerra mondiale, hanno scelto questo paradiso sperduto in mezzo all’Oceano Pacifico per compiere i loro esperimenti nucleari. Hanno preso queste 167 persone e le hanno trasferite in un atollo vicino, dove li hanno fatti quasi morire di fame. I frutti della terra infatti erano molto inferiori in quantità rispetto a quelli presenti nell’atollo di Bikini, da cui provenivano, e il pesce si era rivelato tossico. Li hanno lasciati con delle riserve di cibo sufficienti per qualche settimana, e poi non si sono praticamente più occupati di loro, finché a un certo punto un visitatore americano ha scoperto che stavano morendo di fame. A quel punto sono stati trasferiti su un altro atollo, e in seguito ancora su un’altra isola, che per loro però era come una prigione. L’isola Kili in effetti era stata usata in passato come vera e propria prigione, perciò non c’è da stupirsi che i bikiniani la considerassero tale.

Sull’isola di Kili i bikiniani hanno continuato a vivere fino a oggi, mentre altri si sono spostati nella capitale Majuro o in altre isole delle Marshall, o ancora negli Stati Uniti o altrove all’estero. Negli anni Settanta ci fu un tentativo di riportare i bikiniani sul loro atollo di origine, gli americani assicurarono che l’atollo era sicuro e che non c’erano più radiazioni. I bikiniani non si fidavano, ma alcune famiglie vollero partire ugualmente. Dopo pochi anni fu dato il contrordine dagli americani, si erano sbagliati, effettivamente c’erano più radiazioni di quanto fosse consentito. E così i bikiniani che erano tornati a casa se ne sono andati di nuovo. Oggi i bikiniani sono più di 4000, e non hanno una terra propria, perché Bikini è ancora radioattivo.

Per capire il perché di questa radioattività prolungata per così tanti anni, bisogna pensare che sull’atollo di Bikini sono stati condotti oltre 60 test atomici, e che nel 1954 è stata testata Bravo, una bomba all’idrogeno mille volte più potente di quelle sganciate su Hiroshima e Nagasaki. In realtà ora la vita sta piano piano ritornando sull’atollo di Bikini, e si dice che sia un posto bellissimo, che potrebbe anche essere abitato, ma i prodotti locali continuano a essere radioattivi e non possono dunque essere consumati. Per raccogliere i fondi necessari per ripulire l’atollo (i risarcimenti statunitensi sono nell’ordine dei milioni di dollari ma non sono sufficienti), da qualche anno Bikini è stato aperto al turismo d’immersione, e se volete potete fare 12 giorni di immersioni subacquee a esplorare le molte navi affondate nell’atollo per poco più di 7000 dollari, esclusivi di volo.

La cosa che mi è parsa più agghiacciante di questo libro è che gli americani hanno effettuato i loro test pur nella consapevolezza che le isole vicine a Bikini, a causa della mutata direzione del vento, sarebbero state contaminate dalle radiazioni. Pare infatti, da una ricerca che ho eseguito su internet, che molti marshallesi di quelle isole siano stati contaminati e ne abbiano riportato serie conseguenze, e gli americani sono stati anche accusati di usare i marshallesi come cavie umane per i loro esperimenti nucleari. Per non parlare del fatto che nelle vicinanze, durante uno dei test, si trovava una nave con 23 pescatori giapponesi, di cui uno è morto subito e la maggior parte degli altri sono morti di cancro negli anni successivi. Il responsabile dell’operazione affermò che non era il caso di suscitare tanto scalpore per la morte di un pescatore.

Jack Niedenthal è un americano che è approdato nelle isole Marshall nel 1981 come volontario, ha insegnato nelle scuole elementari e anche agli adulti, e in seguito si è sposato con una donna bikiniana ed è rimasto a Majuro, nella capitale delle Marshall, acquisendo la doppia cittadinanza ed entrando a far parte a pieno titolo della comunità bikiniana.

In questo libro, dopo una breve introduzione in cui ci racconta come si sono svolti i fatti, Niedenthal fa parlare i bikiniani, che ha intervistato per l’occasione, chiedendo loro di raccontare dell’esodo da Bikini, della vita nelle altre isole, e così via. Gli anziani bikiniani ci parlano anche delle loro tradizioni e dei loro costumi, così che ad esempio veniamo a sapere che per loro era tanto più grave la perdita del loro atollo, in quanto per i bikiniani la terra è paragonabile all’oro, e chi ha più terre è considerato più ricco. Veniamo inoltre a sapere che alcuni degli americani non si sono comportati affatto bene con i bikiniani durante il processo di transizione, se ad esempio durante la costruzione delle case nella nuova isola destinata ai bikiniani un americano insultava costantemente un uomo perché non capiva bene l’inglese e un giorno ha cercato addirittura di annegarlo.

La seconda parte del libro invece poteva essere tranquillamente risparmiata, perché Niedenthal ci racconta fatti poco interessanti come ad esempio la storia delle navi affondate nella zona lagunare dell’atollo, ci parla del programma di immersione turistica e ci racconta un episodio simpatico ma poco pertinente di quando, a Las Vegas con una delegazione di bikiniani, uno degli anziani si è perso per la città. Insomma, il libro sarebbe potuto tranquillamente finire molte pagine prima e sarebbe stato un ottimo libro, così invece per forza di cose scade un poco ed è solo buono.

Ne consiglio in ogni caso la lettura a chiunque legga bene in inglese e sia interessato alla storia dei test atomici americani, senza però voler sapere dati tecnico-scientifici che questo libro non fornisce.

Per quanto mi riguarda, sono molto contenta di averlo letto perché ho scoperto una pagina di storia che non conoscevo se non superficialmente. Come vedete dunque questo mio giro del mondo coi libri si sta rivelando molto proficuo e interessante, e sono contenta di averlo iniziato. In caso contrario non sarei mai venuta a conoscenza di questo libro.

Per approfondire:

* L’atollo di Bikini su Wikipedia (in inglese; la pagina esiste anche in italiano ma è molto meno completa)
* Il sito di Jack Niedenthal dedicato a Bikini, dove si possono reperire quasi tutte le informazioni contenute nel libro e dove si può anche vedere un’intervista all’autore (tutto in inglese)
* La storia dell’atollo di Bikini in un articolo di Jack Niedenthal per il Guardian (in inglese)
* Un articolo in cui parla uno dei pescatori sopravvissuti
* Un articolo che parla del ritorno della vita a Bikini
* Il sito dedicato alle isole Marshall (in inglese)
* Una recensione del libro (in inglese)

Recensione di Sonnenbarke.

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