Auður Ava Ólafsdóttir, Butterflies in November (Islanda)

Auður Ava Ólafsdóttir, Butterflies in November (tit. originale Rigning í nóvember), Pushkin Press, London 2013. Traduzione di Brian FitzGibbon.

Prima di iniziare a parlare del libro vi dico subito che è tradotto anche in italiano, da Einaudi, con il titolo La donna è un’isola. Io l’ho preso in inglese perché costava poco, ma in italiano si trova tranquillamente.

La protagonista è una donna senza nome, di 33 anni. Solo tre personaggi hanno un nome proprio in questo romanzo: l’ex marito Thorsteinn, l’amica Auður e il figlio di questa Tumi. Ci sono poi i nomi di alcuni personaggi minori e anche dell’amante di Thorsteinn, Nina Línd, che però non compare mai nel romanzo se non nei discorsi degli altri personaggi. La protagonista, in una giornata piovosa di novembre, uccide accidentalmente un’oca con la sua macchina, e nello stesso giorno viene mollata da due uomini: dal marito Thorsteinn e dal suo amante occasionale. Il marito la lascia perché, sostanzialmente, non può sopportare la chiara superiorità intellettuale della moglie, che conosce undici lingue ed è stata nove anni all’estero. Si lamenta di non poterle insegnare niente e si lamenta anche di mille altre piccole cose che sono davvero delle sciocchezze, come il fatto che lei abbia i capelli corti o che non porti mai gonne. Inoltre, la sua amante Nina Línd è incinta, perciò pensa bene di mettere fine a quasi cinque anni di matrimonio per andare a stare con lei. Poi, per un incidente capitato all’amica Auður, la protagonista deve prendersi cura per lungo tempo di Tumi, il figlio quasi sordo di questa. Tumi è un bambino di quattro anni e, fra le sue undici lingue, la protagonista non conosce però il linguaggio dei segni, ma impareranno a comunicare ugualmente. Insieme partono per un viaggio nell’est dell’Islanda, con un tempo costantemente piovoso e una strana farfalla novembrina che sembra seguirli.

È la storia di una separazione e di una rinascita, quella della protagonista, che prende quasi con freddezza il divorzio ma in seguito imparerà a vivere senza il marito. È la storia dell’amicizia fra la protagonista e un bambino speciale, Tumi, che le insegnerà ad amare i bambini pur se lei si è sempre sentita completamente priva di istinto materno di qualsiasi tipo.

Ha, insomma, tutti gli elementi per essere un bel romanzo, eppure a me non è piaciuto per niente. È scritto eccezionalmente bene (e anche il traduttore dev’essere molto bravo), ha delle punte di lirismo non indifferenti, ma l’ho trovato tuttavia banale e scialbo. Non mi ha purtroppo lasciato niente, e sono arrivata fino alla fine a grande fatica, sperando che finisse presto. Non mi è dispiaciuto separarmi da questi protagonisti terribilmente infantili, fra i quali Tumi sembra essere il più maturo di tutti. E sono certa che fra un po’ il ricordo di questo romanzo svanirà come neve al sole.

* L’autrice su Wikipedia.
* Una recensione del Guardian, che massacra libro e traduzione (in inglese).
* Un’altra recensione (in inglese).
* Una recensione in italiano.
* Il libro sul sito di Pushkin Press (in inglese).
* Il libro sul sito di Einaudi: 1 e 2.

Recensione di Sonnenbarke.

Audur Ava Olafsdottir, Rosa candida (Islanda)

Il protagonista di questa storia è Lobbi, un ragazzo islandese ventiduenne, il quale, dopo una notte trascorsa con Anna si ritrova padre di una bimba.
I due genitori sono giovanissimi, non sono mai stati fidanzati, quindi ognuno prosegue la sua vita. Lobbi assiste alla nascita della bambina, ma non sa esattamente come comportarsi…Anna in fondo è solo una sconosciuta e non gli ha chiesto niente!
Lobbi ha ereditato dalla madre la passione per i fiori e il giardinaggio e sa dell’esistenza di un monastero e di un giardino che raccoglie un enorme numero di specie diverse di rose, scrive quindi al monastero e si offre di lavorare al giardino per rimetterlo in sesto. Ricevuto l’invito dei monaci ad andare, compra un’auto usata, racimola tutti i suoi risparmi, lascia il padre, il fratello gemello autistico e anche la figlia, per ritrovarsi in un piccolo paesino all’estero, arroccato in cima a un monte, dove si parla uno strano dialetto.
Lobbi è accolto da padre Tommaso, grandissimo appassionato di cinema d’autore. Ha una grandissima raccolta di videocassette, ogni sera guarda un film diverso e usa questa sua passione come mezzo di comunicazione.
Quando comincia ad ambientarsi al paesello, che tra l’altro non viene specificato dove si trova e dà al lettore la sensazione di un posto dove il tempo si è fermato, Anna si rifà viva…
Il libro è l’opera prima di questa autrice islandese. E’ una storia scritta con linguaggio semplice, che racconta cose semplici, ma allo stesso tempo importanti. Sì, perchè ci parla di un percorso di crescita di un ragazzo giovane, il quale deve affrontare il passaggio da figlio a genitore.
Recensione di Anto_s1977.

Einar Mar Gudmundsson, Angeli dell’universo (Islanda)

L’autore narra in questo libro la storia del fratello affetto da schizofrenia. In realtà non c’è molto altro da raccontare sulla trama, tutto è imperniato su Palli che entra ed esce da un ospedale psichiatrico e sulle persone con cui viene a contatto durante la sua breve vita.
I giudizi entusiastici che ho letto su anobii non mi trovano d’accordo. Mi è sembrato che, gira e rigira, l’autore racconti sempre le stesse cose. Mi aspettavo di trovare altro in quelle 200 pagine e non una serie di episodi snocciolati l’uno dietro l’altro!
Molto bello invece il racconto del sogno che la madre fece alla vigilia della nascita di Palli: 4 cavalli, 3 perfetti e meravigliosi, ma uno pezzato che improvvisamente cade per terra senza vita. Un sogno premonitore!
Recensione di Anto_s1977.

Arnaldur Indridason, Un doppio sospetto (Islanda)

Islanda terra di fiordi e di tempeste di neve.
Terra dove si può scomparire in poche ore e dove non ti trovano più.
Terra di nomi strani e di strane pulsioni, terra di geyser e di ghiacciai eterni.
In questa terra poco conosciuta si muovono le avventure di Erlendur e dei suoi colleghi Elinborg e Sigurd Oli, sono indagini pacate, indagini di introspezione, di ricerca e riflessione più che di azione, sono considerazioni sulla società e sulle pulsioni umane.
In questa avventura protagonista è Elinborg, una poliziotta con quattro figli e un marito sempre dilaniata fra i sensi di colpa e il senso di inadeguatezza per le sue assenze, e per il poco tempo che riesce a dedicare alla famiglia. Il suo modo di lavorare è imperniato della sua personalità infatti la sua indagine è garbata, intuitiva, frammista a ricette di cucine islandesi ed indiane, il giallo è di per sé dimenticabile ma comunque piacevole.

6.5/10

Recensione di Marta.