George Bernard Shaw, Plays Pleasant (Irlanda)

George Bernard Shaw, Plays Pleasant, Penguin, Harmondsworth – New York – Ringwood – Markham – Auckland 1981. 316 pagine.

Come tutti sapete, faccio fatica a recensire i classici, perciò posso solo scrivere un breve commento di questa incredibile raccolta di commedie. Raccolta che ho trovato anche migliore delle Plays Unpleasant.

Shaw è uno dei più grandi commediografi che siano mai esistiti, al livello di Ibsen o Strindberg. E leggere le sue opere è sempre un piacere indescrivibile, tanto che spesso mi sono trovata a ridere da sola come una scema, e per fortuna che ero in casa da sola.

Il libro raccoglie quattro commedie: Arms and the Man, che credo sia la migliore in assoluto, è una presa in giro del romanticismo che circonda il valore militare; Candida, che avevo già letto, è la storia di una donna forte amata non solo dal marito ma anche da un giovane poeta amico di famiglia; The Man of Destiny ha per protagonista Napoleone Bonaparte e una donna che si fa passare da uomo, una presunta strega; You Never Can Tell è una bella commedia in cui una famiglia separata viene a trovarsi riunita per un caso del tutto fortuito.

Un libro imprescindibile per chi ama il teatro, per chi ama la letteratura inglese/irlandese, per chi vuole saperne di più su Shaw. Leggetelo!

Recensione di Sonnenbarke.

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Cecelia Ahern, P.S. I Love You (Irlanda)

ll romanzo “P.S. I love you” riesce ad affrontare temi importanti come l’amore vero ed eterno, l’amicizia, la morte, il dolore, con un linguaggio semplice ed accessibile a tutti.
Holly è una donna irlandese di ventinove anni felicemente sposata. Quando il marito muore a causa di un tumore al cervello, lei si rinchiude in sé stessa. Grazie al sostegno della famiglia, degli amici e soprattutto di alcune misteriose buste, cercherà di trovare la forza di andare avanti e affrontare la vita senza Gerry.
Grazie a quei messaggi la sua vita è migliorata notevolmente, ma come le fa notare il suo saggio amico Daniel, le buste non sono infinite. Ben presto lei dovrà cominciare a ragionare con la propria testa e a prendere le decisioni migliori per sé, senza consigli dall’aldilà.
Romanzo delicato ed emozionante, preparatevi una scorta atomica di fazzolettini..

Mira alla luna, e se la manchi sarai sempre tra le stelle.

Cecilia Ahern “P.S. I love you”

Recensione di Isabella Troiani.

Cecelia Ahern, Il libro del domani (Irlanda)

E’ il primo libro che leggo di questa autrice e sono rimasta piacevolmente colpita dal suo stile. La storia poi è davvero piacevole e leggera, nonostante non affronti tematiche allegre.
Tamara Goodwin non ha mai dovuto preoccuparsi del futuro. La vita, finora, è stata molto generosa con lei: tanti soldi, una lussuosa villa sul mare, pomeriggi di shopping sfrenato con le amiche, un fidanzato diverso ogni settimana… Ma adesso suo padre se n’è andato per sempre, lasciando dietro di sé solo dolore, incredulità e una lunga lista di debiti. Tanto che lei e la madre sono costrette a trasferirsi da Dublino a casa degli zii di campagna, Rosaleen e Arthur, che Tamara ha sempre trovato ridicoli e imbarazzanti. Nella verde e sonnacchiosa contea di Meath sembra che non ci sia proprio nulla da fare, e Tamara per la prima volta ha il tempo di stare un po’ sola con se stessa, e fare i conti con il vuoto che la sua vita di prima le ha lasciato dentro. Finché, durante una delle sue passeggiate al misterioso castello di Kilsaney, si imbatte in una bizzarra biblioteca ambulante. Affascinata dalle pile di vecchi libri, e da Marcus, il ragazzo molto carino che se ne occupa, Tamara scopre un piccolo tesoro: un libro diverso da tutti gli altri, senza autore né titolo, chiuso da un fermaglio dorato. Un libro capace di raccontare ciò che ancora non è stato scritto. Complice una magia che metterà a dura prova le certezze cui Tamara si è sempre affidata, quel libro cambierà la sua vita. E la ragazza che non aveva mai dovuto desiderare nulla troverà finalmente il coraggio di inventare i propri sogni.
Una storia commovente e delicata, che insegna a credere nella forza del destino e a catturare quel po’ di magia che ogni tanto sfiora le nostre vite.
Bello, scorrevole e intenso .
L’aggiunta del piccolo tocco di magia, in una storia che altrimenti sarebbe stata ordinaria, mi è piaciuto molto, perché l’ha resa davvero particolare e interessante.
Consigliatissimo, mai scontato, capace di riservare sorprese fino all’ultima pagina. Anche se dopo i primi capitoli si ha l’impressione (errata) di aver capito tutto andate avanti a leggere e non pensate troppo: tutto può succedere!

“Si dice che una storia perda qualcosa ogni volta che la si racconta. Se è davvero così, questa non ha perso niente, perché è la prima volta che viene raccontata.” (pag. 9)

Recensione di Isabella Troiani.

Maeve Binchy, Notte di pioggia e stelle (Irlanda)

Cinque turisti stranieri si ritrovano per caso allo stesso tavolo di una taverna greca. Ciascuno è in fuga da qualcosa ma le loro vite si intrecciano inaspettatamente.
Fiona, giovane infermiera irlandese, David, timido inglese in fuga dalla famiglia, Thomas, professore universitario americano in congedo sabbatico, Elsa, bellissima ragazza tedesca che lavora in televisione, in fuga dal fidanzato Dieter, e l’odioso Shane, il ragazzo di Fiona… un gruppo di turisti che si incontra per caso alla taverna del vecchio Andreas in un’isoletta greca, e assieme assistono impotenti al tragico incidente di una barca che ha preso fuoco nel mare antistante. Le loro vite si intersecano a quella di Vonni, un’anziana donna del villaggio dotata di particolare sesto senso per dispensare sagge lezioni di vita e nascono così amicizie e sbocciano sentimenti profondi.
Un leggero romanzo di evasione.
Nonostante precedenti recensioni negative e la difficoltà iniziale nel ricordare i nomi dei tanti personaggi,non me la sento di bocciare questo romanzo che, pur nel suo piccolo, racconta il lato positivo della vita, che vuoi per il fato vuoi per la semplice coincidenza, vede il capovolgersi delle situazioni e il bene e l’amore trionfare.

Recensione di Isabella Troiani.

Maggie O’Farrell, La mano che teneva la mia (Irlanda)

Mentre leggevo La mano che teneva la mia pensavo che il suo successo di pubblico e di critica fosse eccessivo: un romanzo intrigante, questo sicuramente, ma un intreccio piatto e personaggi spesso stereotipati me lo rendevano quasi indigesto. E’ nella seconda parte, alla morte di uno dei personaggi chiave della vicenda, ma soprattutto nel finale, che questo libro si riscatta e diventa indelebile.
Già il modo in cui viene raccontata la storia non passa certamente inosservato: il narratore è onnisciente, ma manipola il ritmo narrativo a proprio piacimento, aprendo spiragli sul destino dei personaggi e causando un “effetto rewind” quando pensa di essersi spinto troppo in là, di aver trascurato dettagli indispensabili all’avanzamento del racconto; è come se, non solo metaforicamente, riavvolgesse il nastro degli eventi, e il lettore osservasse i personaggi compiere le loro azioni a ritroso, rivivere il momento dell’incontro fatale che cambierà le loro vite per sempre. Un esperimento riuscito, invasivo ma determinante ai fini della trama, capace di mantenere sempre vivo l’interesse e di incuriosire senza sosta.
Le storie di Lexie ed Elina si rincorrono, si giustappongono e si incontrano solo nelle ultime pagine, rivelando l’orribile segreto che le lega, a partire dalla loro esperienza di madri per arrivare al nodo centrale di tutta la vicenda, al mistero che accomuna una giornalista degli anni Sessanta a una pittrice del Duemila.
La commozione che prova Elina nello scoprire la verità è autentica, al punto che io stessa ho pianto vere lacrime insieme a lei. Mi restano i ricordi della vita frenetica ed eccitante della redazione della rivista Elsewhere, le ansie di una madre alle prese con un bambino che assorbe tutte le sue energie ed attenzioni, l’amore incondizionato che unisce due esseri umani e l’importanza delle proprie radici.
La restituzione finale del nome al suo legittimo proprietario coincide con la riscoperta della propria identità, con una riappropriazione simbolica e tangibile della propria storia individuale, in una parabola che è dolorosa e rigenerante allo stesso tempo. La mano che teneva la mia è un romanzo incredibile, talmente incredibile che per comprenderne il potere bisogna solo leggerlo.
Recensione di Pitichi.

Brendan O’Carroll, Agnes Browne nonna (Irlanda)

In questo nuovo capitolo della storia di Agnes, troviamo ancora una volta la donna alle prese con le questioni familiari. Tutti i figli lasciano il nido per costruirsi una propria vita, il primo nipotino nasce e Agnes, per la prima volta, si sente vecchia. Ma dura poco… Agnes è vitale, indaffarata, ironica e sempre a disposizione di tutti, dei figli in modo particolare.
Agnes deve ancora una volta sopportare un grande dolore: il figlio Dermot finisce in prigione e i loro rapporti si interromperanno bruscamente. Ci vorrà molto tempo, ma alla fine i due si ritroveranno, anche se per poco tempo.
Nonostante il titolo tragga in inganno, questo libro è più incentrato sulla storia dei figli, piuttosto che sul ruolo di nonna di Agnes. Ma è comunque un libro che mantiene la stessa scorrevolezza e capacità di far affezionare il lettore a questa stramba e complicata famiglia! E’ pervaso da tanta ironia; ci sono diversi fatti che risultano un po’ scontati e anche momenti che fanno sorridere piacevolmente, ma devo confessare che alla fine qualche piccola lacrimuccia è scorsa sulla guancia.
Recensione di Anto_s1977.

Bram Stoker, Dracula (Irlanda)

L’impiegato inglese Jonathan Harker viene mandato in Transilvania per risolvere certi affari con un cliente, uomo nobile, il Conte Dracula. Peccato che noi sappiamo già chi è il Conte Dracula. E’ un personaggio conosciutissimo, tutti ne abbiamo sentito parlare, in un modo o nell’altro. Ma facciamo finta di non sapere assolutamente chi sia, fingiamo di credere che sia un nobil uomo dai modi eleganti, il fisico scolpito, i gesti risoluti. Un uomo di grande tempra e grande cultura, che sta organizzando il trasferimento dei suoi affari in Inghilterra. Ma terribili cose stanno per succedere: esperienze orrende vivrà Jonathan nel castello del Conte: il vagito di un bambino romperà il silenzio notturno, e la malia di tre donne aleggerà come polvere luminosa per le stanze vetuste e polverose. L’ululato dei lupi si farà forte nella notte scura. All’altro capo d’Europa, in Inghilterra, una nave entra in porto dopo una notte di tempesta. A bordo, nessun equipaggio, solo il capitano, cadavere, mangiato dal male e dalla putrefazione, legato per i polsi al timone, fra i quali si erge la grande croce di un rosario. L’incubo è appena cominciato…

La storia la leggiamo attraverso le lettere e i diari dei protagonisti. L’atmosfera gotica aleggia in ogni pagina come la suspance, che sarebbe sicuramente decuplicata se non conoscessimo già il personaggio. Che peccato stereotipare certe figure in luoghi comuni, Dracula come anche Frankenstein ad esempio.
Nel romanzo, particolarissima è poi la figura di Renfield (che nel film viene completamente snaturata, secondo me).
Antipatici i vari giuramenti sull’onore dei cavalieri per la salvezza della sacra principessa, mi puzzavano molto di smielatezza dostoevskijana.

Recensione di Miriam.