Niane Djibril Tamsir, Sundiata (Guinea)

So che geograficamente stanno agli antipodi dell’Africa e cronologicamente sono abbastanza distanti, ma sia quest’opera sia Chaka Zulu di Mofolo fanno la stessa operazione; raccolgono un’epopea regionale diffusa con racconti orali e la mettono nero su bianco sottolineandone l’importanza e il valore dell’oralità stessa indipendentemente dal fatto che solo ora sia messa per iscritto.
La differenza tra le due è che Mofolo è un appassionato, un uomo figlio del suo tempo che non ha velleità da scrittore né pretese intellettuali e che scrive come sente parlare e si ispira a quello che ha a disposizione (i racconti orali appunto e la Bibbia), non ha velleità storiche, vuole solo raccontare una storia. Tamsir invece è uno storico e un intellettuale, è un uomo emancipato da diversi decenni di distanza e da un’epoca (gli anni ’60 in cui vive) ricca di fermento; più che raccontare una storia, lui vuole codificare in maniera perpetua una leggenda, incasellandola esattamente nel tempo e nello spazio (localizza molti luoghi fisici ancora esistenti e ci tiene a nominare città e nazioni); inoltre è e rimane uno storico, non si accontenta di trascrivere una versione, ma fa ricerche e (nelle note) sottolinea cosa ha trovato conferma e cosa rimane oscuro; la sua più che un’opera letteraria è un’opera filologica su un racconto orale. Quello che ne viene fuori è un testo interessante e storicamente valevole, ma perde molto del fascino che probabilmente ha nella versione raccontata (cosa che Mofolo invece non perde nella trascrizione).
Recensione di Killdevilhill.
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