Yukio Mishima, Il sapore della gloria (Giappone)

Un preadolescente vive con la madre vedova da diversi anni e frequenta una cricca di ragazzini vittime dell’assenza dei genitori, piccoli nichilisti annoiati e violenti. La madre consce un marinaio e se ne innamora, i due decidono di sposarsi e la cricca del figlio si muoverà contro di loro.
Mishima è uno scrittore manierista, decadente, dannunziano e in certa misura perverso. Se la cosa non dispiace i suoi libri sono fantastici. Questo in particolar modo è fantastico.
Una cura nel descrivere i personaggi che ha del fantastico, una sorta di Dostoevskij depresso senza il supporto della religione; il ragazzino è il classico adolescente ricco di contraddizioni, apprezza il nuovo padre, ma se ne vergogna, incapace di fare alcunché riesce a perpetrare cose terribili senza ripensamenti se supportato dal gruppo; la madre è la donna sola, ma indipendente che si è sempre bastata da sola con grande successo, pur abbandonando in parte il figlio, eppure quando le capita l’occasione di un rapporto stabile con un uomo crolla indifesa; il marinaio è però il personaggio migliore, contradditorio, voglioso di  una instabilità ricca di possibilità di gloria, ma di fatto inglobato in una routine marina che è al contempo la morte spirituale e l’unica ancora di stabilità, opta per la vita di terra con successo, ma con grande titubanza.
L’unico neo è la descrizione superficiale e poco credibile degli amici del figlio, utili solo a far muovere gli eventi.
Un libro avvincente e terribile.
Recensione di Killdevilhill.

Inoue Yasushi, Amore (Giappone)

Inoue Yasushi, Amore (tit. originale Kekkon kinenbi), Adelphi, Milano 2006. Traduzione di Giorgio Amitrano. 124 pagine.

Il libro raccoglie tre racconti, Giardino di rocce, Anniversario di matrimonio e La morte, l’amore, le onde. I primi due li ho trovati abbastanza insignificanti, il terzo, il più famoso, è quello più bello, o meglio l’unico bello.

Sugi si reca nella cittadina di K. per mettere fine alla propria vita gettandosi dalle scogliere. Nell’albergo dove prende alloggio c’è solo un’altra persona, Nami, che come scopo del viaggio ha indicato “mors”, in latino. Le esistenze dei due aspiranti suicidi finiscono per intrecciarsi, e alla fine i due si innamoreranno. Un po’ inverosimile come racconto, ma comunque bello.

Mi ha fatto pensare a un documentario che ho visto una volta dove si parlava di questo bosco dove i giapponesi si recano per suicidarsi. Mi era sembrato così strano che queste persone volessero finire la propria vita in mezzo alla natura, mentre di solito, almeno così penso, non si dà tanta importanza ai dettagli della propria morte. Invece anche qui si sceglie di morire gettandosi da una scogliera, come a rendere più bello l’atto del suicidarsi, o a fornirlo di una cornice esteticamente bella. Ciò non toglie che il documentario fosse angosciantissimo, come angosciante è questo racconto di Inoue.

Negli altri due racconti si parla sempre di amore, ma con declinazioni diverse, e però mi hanno lasciato davvero fredda quindi non sto neanche qui a parlarvene. Diciamo che il libro si salva solo per il terzo racconto, altrimenti non sarebbe proprio valsa la pena di leggerlo, almeno secondo il mio parere.

Recensione di Sonnenbarke.

Kyoichi Katayama, Gridare amore dal centro del mondo (Giappone)

Questo libro comincia con un viaggio. Un ragazzo di nome Sakutaro, uno dei nostri protagonisti, sta andando in Australia per esaudire l’ultimo desiderio della ragazza di cui è innamorato, Aki, morta di leucemia poco tempo prima, ad appena diciassette anni. Aki infatti avrebbe tanto voluto visitare quello stato che tanto l’affascinava e, non essendoci riuscita, sceglie di far spargere lì le proprie ceneri.
I tre anni passati con lei saranno per Sakutaro indimenticabili e si imporranno nella sua mente di adolescente, tanto che, quando Aki scomparirà, nulla per lui avrà più senso senza la sua amata accanto. Nel libro ripercorreremo parte delle vicende vissute dai due adolescenti durante la loro storia d’amore e, allo stesso tempo, seguiremo Sakutaro nel suo ultimo triste viaggio con Aki.
Gridare amore dal centro del mondo è, neanche a dirlo, un libro estremamente triste e, a tratti, quasi filosofico (esageratamente forse, vista la giovane età dei due ragazzi). Lo stile di scrittura di Katayama trovo che sia estremamente scorrevole, piacevole e ricco di descrizioni dettagliate di luoghi e paesaggi, questo a discapito forse dei caratteri dei protagonisti che non vengono, secondo me, mai del tutto messi in luce.
Nonostante l’abbia apprezzato, è un libro che consiglierei forse più ad un adolescente piuttosto che a un adulto.

Recensione di Chiaretta M89.

Takuji Ichikawa, Quando cadrà la pioggia tornerò (Giappone)

Quando cadrà la pioggia tornerò narra semplicemente la storia di un amore. Takumi è un uomo che, fin da adolecente, ha imparato a limitarsi molto nella vita di tutti i giorni a causa di diversi disturbi fisici piuttosto seri. Mio è una donna bella, intelligente ed estremamente dolce e sensibile. I due si innamorano poco più che ventenni e non molto tempo dopo hanno un bambino, Yuji.
Le loro vite tranquille vengono stravolte da una malattia improvvisa e misteriosa che in breve tempo si porta via Mio, madre e moglie, che lascerà quindi Yuji alle cure dello sbadato padre. Pochi giorni prima di morire, Mio fa però una promessa al suo amato marito: “Quando cadrà la pioggia tornerò, verrò a vedere come ve la cavate”. E così sarà.
Ad appena un anno dalla sua morte, in un giorno di pioggia, Mio fa ritorno nelle vite di Takumi e Yuki donando loro amore, forza e, soprattutto, spirito d’organizzazione, cosicchè possano cavarsela anche quando lei dovrà andarsene definitivamente.
Ichikawa ha un modo di scrivere molto semplice e scorrevole, ma riesce anche a donare forti emozioni. Ogni pagina di questo libro trabocca di sentimenti che però non risultano mai troppo stucchevoli o estremamente sdolcinati.
Consiglio questo libro a chi ama le storie d’amore; a me ha scaldato il cuore.

Recensione di Chiaretta M89.

Kawakami Hiromi, Le donne del signor Nakano (Giappone)

Questo libro è rinfrescante, come quando bevi un sorso d’acqua per rifocillarti. Hai l’impressione di sentire l’acqua mentre ti scorre nel corpo e stai bene per qualche istante, giusto il tempo di fare un altro sorso.
Non è una metafora particolarmente brillante, ma la trovo adatta a descrivere le sensazioni che ho provato durante la lettura.
Ho scoperto questo titolo per caso e con neanche troppa convinzione l’ho preso in biblioteca: il mio rapporto con la letteratura giapponese non è dei migliori, eppure questa storia ha saputo stupirmi piacevolmente. Non è un libro indispensabile, lo ammetto, però i personaggi che lo popolano rimarranno con me ancora per un po’.

Se penso alla struttura del romanzo mi viene in mente una serie tv di quelle che piacciono a me, anche se mi dispiace ricorrere a un modello occidentale per spiegarla: c’è un set principale –  la bottega del signor Nakano, “non un negozio di antiquariato, ma di roba vecchia”, funzionale ad ospitare i protagonisti (Hitomi, Takeo, il signor Nakano stesso e sua sorella Masayo). Ogni capitolo può essere paragonato ad un episodio in cui si narrano avvenimenti quotidiani apparentemente slegati tra loro e… inutili, se visti da un punto di vista squisitamente narrativo: una cena a base di rāmen, la vendita di oggetti d’epoca, il succedersi delle stagioni, le aste su internet, una pizza in due, i racconti dei clienti.

Nulla di tutto questo, tuttavia, mi è sembrato sciatto o raffazzonato. Nulla è lasciato al caso, poiché sarà proprio l’insieme di questi eventi a risultare fondamentale per i personaggi, quattro anime alla costante ricerca di se stessi e di un appiglio nel mondo, sospesi tra sentimenti inespressi, goffaggine, incertezze e paure.

“A forza di analizzare l’amore, ci si ritrova in un mondo vuoto.” (p. 146)

“Tutti mostrano solo una piccola parte di sé. Nessuno si apre completamente.” (p. 214)

Quello di Kawakami è un microcosmo frizzante, descritto con una prosa delicata e un senso dell’umorismo sorprendentemente simile a quello inglese (sarà forse per questo richiamo occidentale che mi sono sentita più a mio agio stavolta?).

E’ un romanzo che, in fin dei conti, riflette la vita: un immenso fiume in cui scorrono sentimenti, perdite, esperienze e rivelazioni intervallate da tanti eventi triviali a cui cerchiamo di trovare un senso.

Recensione di Giuls.

Banana Yoshimoto, Kitchen (Giappone)

Una ragazza rimane sola al mondo e viene accolta in casa da un ragazzo gentile e da sua madre. Che però è anche suo padre. Le cucine, simbolo di una famiglia che non esiste più, vegliano sulla compagnia che si fanno malgrado tutti e tutto. Un libro dolce, semplice, triste e pieno di speranza allo stesso tempo. Questo libro è straordinariamente semplice e disarmante nella sua semplicità. Cucinare per qualcuno, dividere con lui il cibo, lavare un’intera cucina fino a farla risplendere: da ogni gesto trasuda amore per l’altro, vicinanza, condivisione, quotidianità, famiglia. Un libro incantevole e a tratti commovente.
Come fa Banana Yoshimoto ad entrarmi dentro e a farmi vibrare di emozione nonostante la sua semplicità di linguaggio e trama resterà un mistero. I suoi personaggi e i loro sentimenti sono così vivi, familiari, reali e coinvolgenti.
Io adoro questa autrice!

Recensione di Isabella Troiani.

Banana Yoshimoto, Arcobaleno (Giappone)

Romanzo narrato in prima persona dalla giovane protagonista Eiko, ragazza semplice, di sani principi, attaccata agli affetti familiari e al lavoro di cameriera.
Mi è piaciuto molto questo romanzo, mi sono piaciute molte delle riflessioni di Eiko sulla vita, il fluire dei suoi pensieri lungo tutto il romanzo, la ricerca di se stessa, della propria identità, per cercare di scoprire quali sono i suoi desideri, i suoi sogni, le sue aspirazioni.
Per me i veri angeli sono le persone che in certi momenti compaiono all’improvviso per dare luce alla tua vita. A volte mi capita di incontrarne: esseri sconosciuti con cui il destino ti porta a condividere intensamente un breve lasso di tempo. Esseri in grado di darti consigli preziosi sulle scelte cruciali. “

Recensione di Isabella Troiani.