Anna Funder, Tutto ciò che sono (Australia)

In questo libro le voci narranti sono due: Toller e Ruth.
Entrambi raccontano però la stessa storia, quella di Dora.
Chi è Dora? O meglio, chi era?
Dora era cugina di Ruth e amante e collaboratrice di Toller; era un’attivista della Resistenza antinazista che, costretta all’esilio in Inghilterra, ha continuato a lottare contro i crimini nazisti e a denunciare tutto ciò che accadeva nel suo paese d’origine finchè non è stata tradita e assassinata.
In realtà tutti e quattro i co-protagonisti della storia erano legati, non solo da amicizia e rapporti di parentela, ma anche dalla lotta politica, ma era Dora che riusciva ad ottenere informazioni di prima mano e a tenere i contatti con la sua madre patria, era quella che conosceva meglio l’inglese, che sapeva tenere i legami e farsi rispettare, era coraggiosa, intraprendente e sempre molto attiva. Ed è stata anche l’unica dei quattro a rimetterci la vita!
La storia è assolutamente ben pensata, non solo per portare a conoscenza dei lettori i crimini nazisti e le difficoltà degli esuli, ma anche per appassionarli, per legarli alla storia di questo gruppo di amici.
Il problema è che la storia, non solo è narrata da due voci diverse, ma si sposta in continuazione dal passato al presente creando non pochi problemi di comprensione, soprattutto all’inizio.
Questo continuo saltellare “di palo in frasca” è, a parer mio, molto snervante e non ben gestito dall’autrice.
Recensione di Anto_s1977.
Annunci

Patrick White, L’esploratore (Australia)

Un esploratore tedesco si fa finanziare da un ricco borghese australiano (di prima generazione) una spedizione nell’entroterra (stanno cercando un fantomatico mare interno). La presenza di questo strano straniero in casa mette sulla difensiva l’intera famiglia, ma ne stimola anche la curiosità e l’autostima. Poi il viaggio comincia, così come comincia un amore platonico (fatto per lo più di non detto e di possibilità mancate) fra l’esploratore e una figlioccia della famiglia. Il gruppo che si addentra nel deserto australiano comincerà ad affrontare le difficoltà fisiche dell’outback fin da subito, solo più lentamente nasceranno le difficoltà personali e psicologiche date dal gruppo, dalla guida oscura e dalle antipatie personali.
Il libro non è nè un romanzo d’amore, nè d’avventura; pur avendo entrambi questi elementi siamo davanti ad un lungo romanzo psicologico. La storia si muove spiegando i motivi dei gesti e delle scelte di ognuno mentre vengono dichiarati dall’autore i pensieri trattenuti. Se nell’ottica del romanzo psicologico i personaggi sono sondati benissimo; il ritmo però non è in positivo, le possibilità offerte dall’ambientazione mi sono parse sprecate e anche il fine gioco di odio all’interno del gruppo degli esploratori è lasciato ad un più glaciale personalismo del protagonista. In una parola il libro mi è sembrato lento ed inutile, anche se non del tutto noioso.
Recensione di Killdevilhill.

Geraldine Brooks, People of the Book (Australia)

Geraldine Brooks, People of the Book, Fourth Estate, London 2008. 372 pagine.

Mi capita molto di rado di leggere lentamente perché non voglio che un libro finisca. Con questo libro mi è capitato. Leggevo poche pagine, poi mi fermavo e facevo qualcos’altro. Non potevo tollerare che il libro finisse. Ora che è finito, un po’ mi dispiace, ma so che porterò sempre con me il suo ricordo.

Il romanzo è la storia fittizia di un libro vero, la Haggadah di Sarajevo. Un libro ebraico antichissimo, realizzato in Spagna nel XIV secolo (XV nel romanzo). Uno dei libri più belli che ci siano stati tramandati. Nel romanzo, nel 1996 il libro viene ritrovato in una Sarajevo sconvolta dalla guerra, grazie a un bibliotecario musulmano. È una scoperta importantissima, sia perché si pensava che il manoscritto fosse stato distrutto durante la guerra, sia per il suo valore simbolico, perché deve servire come simbolo dell’unità di un Paese martoriato dalla guerra. Dall’Australia viene chiamata Hanna Heath a restaurarlo, una giovane restauratrice molto esperta nonostante i suoi trent’anni.

Il romanzo è la storia di questo libro preziosissimo. La storia di Hanna, che lo restaura, e la storia del libro come oggetto fisico, che seguiamo attraverso dei salti indietro nel tempo intervellati con la storia di Hanna. Per esempio, come ci è finita dentro un’ala di farfalla? E quella macchia di vino, che storia racconta? L’autrice ci porta indietro nel tempo per scoprire questo e altri misteri, e lo fa in modo magistrale. La scrittura di Brooks è fluida, scorrevole, bella.

Un romanzo per chi ama i libri antichi, ma anche per chi ama le belle storie. Consigliatissimo.

In italiano è tradotto da Neri Pozza con il titolo di I custodi del libro.

Recensione di Sonnenbarke.

 

Christos Tsiolkas, The Slap (Australia)

Siamo in Australia, dove una famiglia organizza un barbecue con degli amici. L’atmosfera è gioiosa e rilassata, fino a che uno degli invitati dà un ceffone a un bambino, che non è suo figlio. L’atmosfera diventa tesa e ogni invitato reagisce e subisce in maniera diversa la vicenda. Almeno questo è quello che il libro vorrebbe essere. In realta’ c’è solo una cosa che succede ricorrentemente e prepotentemente nel libro: TUTTI FANNO SESSO! Ma non in un modo che in qualche modo si sposa col racconto, NO, cosi’ a caso. Le parole piu’ utilizzate nel libro si riferiscono agli attributi intimi maschili e femminili, e non c’è bisogno di contarle, credetemi!

Il tutto è molto malato e se vi starete chiedendo perchè non ho chiuso il libro quando ho visto l’andazzo, la risposta è che ero incredula, e speravo che in qualche modo tutto avesse un senso alla fine, si certo la fine, peggiore anche del resto del libro se possibile.
Il concetto del libro era carino e anche il modo in cui sono suddivisi i capitoli, ogni capitolo descrive l’evento dal punto di vista di uno degli invitati, di fatto pero’ la storia, se proprio ne vogliamo trovare una, si sviluppa in 50-70 pagine, le restanti 300 sono un insulto all’ intelligenza del lettore.
Avete presente quella sensazione di voler buttare il libro e colpire lo scrittore? Ecco si prova proprio questo!
Recensione di jaahbaba.

Rachael Antony e Joël Henry, The Lonely Planet Guide to Experimental Travel (Australia)

Rachael Antony & Joël Henry, The Lonely Planet Guide to Experimental Travel, Lonely Planet, Footscray 2005. 276 pagine.

Mi sono imbattuta in questo libro grazie alla sfida anobiiana delle letterature altre. Una lettrice ha detto che lo stava leggendo, il titolo mi ha incuriosita e la recensione ancora di più. Perciò me lo sono procurato ed ora eccomi qua con la mia recensione.

L’idea di base è che non si debba sempre per forza viaggiare in modo lineare e consono al turismo di massa. Si può decidere di farlo anche in altri modi, che molto spesso sono (o almeno appaiono da questo libro) più divertenti. Oltre che più inventivi e meno banali. Più interessanti sicuramente. Modi di viaggiare che a volte ci portano a scoprire cose che non avremmo mai pensato di scoprire. E si tratta di viaggi che molto spesso possiamo fare anche nelle vicinanze di casa nostra, senza dover per forza spendere un patrimonio. Scoprendo angoli e cose inaspettati.

Fondamentalmente, l’idea di base è quella del gioco, come mostra anche la copertina, e quella di viaggiare per divertirsi. Il tutto nasce da un’associazione francese fondata da Joël Henry, chiamata Latourex. Vi consiglio di visitare il sito, c’è in varie lingue fra cui anche l’italiano e propone idee interessanti presenti anche in questo libro. Ma il libro le sviluppa ulteriormente e ne propone anche altre, oltre a presentare i risultati degli esperimenti condotti.

Fra le idee che mi sono piaciute di più, il viaggio automatico (Automatic Travel), che penso di aver fatto più di una volta quando ho viaggiato da sola: lasciarsi portare dal subconscio, viaggiare senza pensare. Ma anche il viaggio letterario (Literary Journey), che consiste nel viaggiare fra le pagine dei libri, andando da una destinazione all’altra, ed è un po’ quello che stiamo facendo con questa sfida. Ma ce ne sono tanti altri davvero carini, mentre alcuni sono un po’ assurdi ma belli da leggere.

Un libro che consiglio a tutti quelli che hanno voglia di viaggiare in modo diverso, a chi ama giocare e mettersi in gioco, a chi sa divertirsi, a chi vuole qualche spunto per il suo prossimo viaggio vicino o lontano.

Recensione di Sonnenbarke.

Michel Faber, Under the Skin (Australia)

Michel Faber, Under the Skin, Canongate, Edinburgh 2000. 296 pagine.

Ho letto questo libro in completa innocenza e ignoranza. Sapevo solo che ce l’avevo da un po’ nella lista dei desideri, ma non ricordavo perché né di cosa parlasse. L’ho trovato in e-book a pochi euro e l’ho preso. È il primo libro che leggo di Faber. Tutto qua.

Inizio a leggere e trovo una specie di pin-up che va in giro con la sua macchina a raccogliere autostoppisti, ma solo quelli ben piazzati, belli muscolosi ma non grassi, degli altri non sa che farsene. Il primo capitolo sembra parlare di sesso. Mi annoio subito e penso di smettere, ma qualcosa mi fa andare avanti, qualcosa mi dice che non può essere così semplice. E infatti non lo è.

Se leggete in giro troverete l’intera trama del libro, state lontanissimi per esempio da Wikipedia che svela proprio tutto. Io non voglio dirvi l’intera trama del libro, vorrei che voi ci arrivaste vergini e ignoranti come ci sono arrivata io, per quanto potete.

L’unica cosa che posso dire è che è un libro che non accetta categorizzazioni. È un horror? Lo sembra. È un libro di fantascienza? Probabilmente lo è. È un’allegoria? Senz’altro. È solo grande letteratura? Chissà, solo la storia saprà dirlo. Ci ho messo un po’ di tempo per elaborarlo, una volta finito. Per capire se mi era piaciuto o no. Ero oscillante fra “fa schifo” ed “è bellissimo”. Forse solo la grande letteratura permette di oscillare così fra due giudizi estremi. Sotto la pelle (il titolo italiano, tradotto da Einaudi) è un libro che non lascia indifferenti. O lo ami o lo odi. Alla fine ho deciso che lo amo, ma potrei odiarlo fra pochi giorni.

Forse non è un libro tanto smart, non sono un’esperta di fantascienza (tutt’altro), ma non mi sembra particolarmente originale, oltre a lasciar intravedere molto spesso cosa verrà dopo. Butta indizi qua e là, ma sono indizi così facilmente decifrabili da sembrare messi lì apposta per essere decifrati subito. Però ha il pregio di essere scritto benissimo. E penso che vada letto in lingua originale, quando possibile, perché è una lingua ricca e corposa, veramente inventiva. L’autore, peraltro, è di origine olandese, cresciuto in Australia e ora vive in Scozia.

Non so se mi sento di consigliarlo. Però sappiate che non tornerete indietro, se lo leggerete. E fatemi sapere che ne pensate, se lo leggete, ché sono curiosa.

Qualche link:

* Alcuni estratti su TecaLibri.
* Il primo capitolo, in inglese.
* Una recensione.
* Una recensione, in inglese, che svela parecchio ma è molto bella.
* Michel Faber su Wikipedia.
* Il film tratto dal libro.

Recensione di Sonnenbarke.

Rachel Anthony, The Lonely Planet Guide To Experimental Travel (Australia)

Puoi dichiarare di aver finito questo libro? E’ un libro che ti segue nella vita di tutti i giorni, nella percezione delle cose che ti circondano.
E’ un libro straordinario!

Dopo averlo letto, comincerai a guardare con occhi diversi il tuo paese, la tua città, comincerai a cambiare il tuo modo di percepire il viaggio.

Scoprirai dettagli, l’amore per le piccole cose, nuove strade, parchi, panorami, o semplicemente la gioia di fare qualcosa di non convenzionale. Puoi buttare tutte le tue guide turistiche delle città che intendi visitare, questa guida le racchiude tutte!
Credo di essere sempre stata un “experimental traveler”, ma non ne ero consapevole. Credo di esserelo stata quando prenotavo un viaggio scegliendo una meta a caso che avesse i voli più economici, due giorni prima di partire, o quando camminavo a caso in una nuova città, perdendomi, semplicemente per “sentire” l’atmosfera della città stessa. Ma credo che dopo aver letto questo libro ne sia diventata consapevole.
Dopo aver “Taking a line for a walk”, come suggerisce uno dei capitoli, o dopo aver seguito un tizio con una maglietta rossa in giro per la città (come suggerisce il Travel pursuit) e aver scoperto un parco dietro casa mia di cui ignorassi l’esistenza.
Questo libro ti rende anche consapevole dei viaggiatori che intraprendono viaggi “sperimentali” intorno a te, come due ragazzi che indossavano una maschera a forma di cavallo e andavano in giro per la città (come suggerisce l’ horse head adventure).
Non avrai più bisogno di soldi per viaggiare, ma solo di tanta fantasia e una mente aperta al cambiamento e alla scoperta!!

Recensione di jaahbaba.