Elvira Dones, Vergine giurata (Albania)

Elvira Dones, Vergine giurata, Feltrinelli, Milano 2009. 204 pagine, 7,50 euro.

Hana Doda è una donna albanese di 34 anni che ha appena ottenuto la Green Card. La troviamo dunque all’inizio del romanzo appena scesa dall’aereo che l’ha portata in America. Ma perché il suo vicino di posto in aereo si rivolge a lei come “signor Doda”? È presto detto: perché Hana ha trascorso gli ultimi 14 anni della sua vita vivendo da uomo.

No, Hana non è un transessuale. Non è neanche un travestito né una lesbica. Niente di tutto questo. Hana ha deciso, ad appena 19 anni, di vivere la sua vita futura come uomo per sfuggire a un matrimonio combinato. Il Kanun, insieme di leggi tradizionali dell’Albania del Nord, lo prevede. E prevede anche che da questo passo così importante non si possa tornare indietro.

Ma la storia di Hana è molto più complessa, fatta di amore per i suoi “genitori adottivi”, gli zii con cui ha vissuto dopo la morte dei genitori, di passione per i libri, di un anno all’università di Tirana, e di molto altro. Se devo trovare un difetto a questo libro bellissimo è proprio quello di aver voluto raccontare questa storia così complessa e affascinante in poche pagine, poiché infatti il tema si sarebbe prestato a dar corpo a un romanzo di 400 e passa pagine, che avrei letto molto volentieri. Ma è davvero l’unica pecca del romanzo.

A parte questo è infatti un libro affascinante, che ci fa penetrare nelle tradizioni più oscure dell’Albania montanara di soli 30 anni fa, dove il Kanun dettava legge, dove la donna non valeva niente, perché viveva solo in funzione dell’uomo. Ignoro se nel frattempo le cose siano cambiate nelle zone di montagna dell’Albania settentrionale, ma spero di sì.

Hana è emigrata in America per sfuggire al suo voto di vergine giurata (il nome che si dà alle donne diventate uomini) e per vivere finalmente come la donna che sente di essere, che non ha mai cessato di essere. Dunque, oltre a leggere la storia del suo passaggio da donna a uomo, assistiamo anche al passaggio inverso, quello da uomo finto a donna vera.

Un libro assolutamente da leggere, e un’autrice da scoprire. Tra l’altro, Dones scrive in italiano per aver vissuto molti anni in Svizzera, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, dove vive attualmente. Quello dell’autrice è un italiano bello ma pieno di espressioni bizzarre come “Mi sento tenera” e simili, che però rendono solo molto carina la lingua e non disturbano.

* Il sito dell’autrice.
* Il libro sul sito dell’editore.
* Un video in cui l’autrice presenta il libro.

Recensione di Sonnenbarke.

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Ismail Kadaré, Il palazzo dei sogni (Albania)

Romanzetto di piccole dimensioni che si inserisce sulla scia di Kafka (volontariamente o meno, quando si parla di intrighi di palazzo dove il palazzo è un Moloch con una sua personalità si va sempre a parare dalle parti del praghese) con un lento e costante scarto che si rende evidente dalla metà in poi. Un romanzo su un giovane che viene inserito in una struttura misteriosa che governa indirettamente uno dei più grandi imperi del mondo (quello ottomano), una struttura la cui funzione viene lentamente spiegata, ma le cui dinamiche interne e le parti che la compongono rimangono sempre nell’ombra.
Dopo esservi entrato il giovane si trova sempre più a dover affrontare anche la propria famiglia ed il proprio passato, da racconto kafkiano si passa al dramma familiare e storico senza mai abbandonare quell’aura di inquietudine, ma aggiungendo dei giochi di potere più oscuri del palazzo stesso.
Non voglie dare un’idea sbagliata, questo rimane un romanzetto (per numero di pagine e contenuto), ma mantiene le aspettative iniziali con una sua coerenza interna. Invoglia a conoscere meglio Kadare.
Recensione di Killdevilhill.