Ben Okri, Il venditore di sogni (Nigeria)

Il venditore di sogni è l’unione di due distinte raccolte di racconti di Ben Okri, “Incident at the shrine” (i primi sei racconti più “Una storia occulta” e “Ineguaglianze”) e “Stars of the new curfew” (i restanti sei racconti). Ho letto questa raccolta dopo aver finito “La via della fame”, il libro più famoso dello stesso autore; un lungo romanzo sulla vita di un bambino in una città della Nigeria attanagliata dalla fame in cui il bambino (uno spirito incarnato) passa da un episodio di gratuito squallore quotidiano ad una serie di visioni lisergiche con spiriti che cercano di rapirlo. Spesso descritto come realismo magico, personalmente non trovo che questa definizione sia calzante; qui la realtà e la parte onirica hanno diversi punti di contatto, ma sono due mondi distinti, la realtà conosce, ma spesso non riconosce, il mondo degli spiriti, e loro cercano di interferire poco con quello degli uomini; diversamente il realismo magico è una fusione dei due mondi senza differenze sostanziali. Questa raccolta è complessivamente sullo stesso genere; il mondo raccontato è lo stesso, il senso di precarietà costante è identico; anche se credo sia riconoscibile un andamento complessivo; i racconti di Incident mantengono le immagini evocative, il punto di vista particolare o il racconto non chiarificatore, ma è decisamente più realista dei racconti di Stars. Per il resto si tratta di una raccolta di racconti dove il ritmo è, per definizione, discontinuo (come la qualità e l’interesse). Si fanno notare alcuni racconti. “Risate sotto il ponte” e “Una preghiera andata storta” hanno il punto di vista di un ragazzino circa la guerra, il primo, e le avventure extraconiugali, il secondo, così come ne “La via della fame”. “L’agosto del venditore di sogni”, con il suo tentativo di sopravvivere tra un lavoro precario, con i problemi di relazione con una donna e costanti problemi finanziari mi ha fatto pensare ad un Fante/Hamsun più metafisico. “Una storia occulta” è un postapocalittico alla Mccarthy, più arzigogolato nel linguaggio, ma con la stessa impossibilità di vedere una speranza (e allo stesso modo dell’americano, tutto succede senza una spiegazione). “Quel che vide lo spillature” (uno dei miei preferiti) e “Nuovi mondi fioriscono” sono quelli più stilisticamente simili al Ben Okri standard, lisergici ed affascinanti. Infine “Ineguaglianze” (l’altro grande racconto della raccolta) è una sorta di John Kennedy Toole più alcolico e sofferente; la storia di un immigrato in Inghilterra disadattato, ma pieno di se che cerca di sopravvivere a quello che gli succede intorno. Ultima annotazione, in tutti (o molti) è ravvisabile un’allegoria della situazione dell’epoca (che è praticamente identica a quella attuale). Non so se è una dietrologia eccessiva, ma è un punto di vista affascinate. Allego un link sull’argomento. http://freduagyeman.blogspot.it/2009/11/24-incidents-at-shrine-by-ben-okri.html

Recensione di Killdevilhill.

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