Claudia Piñeiro, Tua (Argentina)

Una calma storia borghese

Ho affermato più volte che la quotidianità può essere motore della creatività narrativa, scontrandomi su questo con amici scrittori. Insomma, anche un modello di vita borghese che si trascina in un cliché ripetitivo, può essere rivisitato e rivoltato come un calzino, per trovarvi l’ispirazione che fa da base al romanzo. Questo psico-thriller di Claudia Pineiro è una buona prova di quanto io sostengo. A ben guardare la vita di Ines, di Ernesto e della loro figlia adolescente Laura -detta Lali- è ben lontana dalla realtà di molti di noi. Soprattutto in questi tempi di crisi, quando già ti va bene se hai un lavoro. Poco importa se all’età di sessant’anni devi rinunciare ai tuoi sogni piccolo borghesi, continuando a sostenere sulle tue spalle il destino della famiglia. Così può capitarti di scoprire che i tuoi introiti sono essenziali per mantenere un certo livello di vita, altro che arrotondare le entrate del capo famiglia! Eppure è successo anche a noi, in tempi non lontani, di conoscere manager dello stampo di Ernesto, il protagonista maschile di questa storia. Forse lo abbiamo spiato, come dire, dal buco della serratura. Come può fare una receptionist all’ingresso in azienda del capo dell’ufficio commerciale, o del responsabile delle risorse umane. Certamente i nostri colleghi maschi hanno provato una sana invidia, nel confrontarsi con questo moderno cicisbeo, nel vedere la cura con cui sceglie il proprio abbigliamento, quella falsa trascuratezza che è la cifra dell’eleganza, della sua eleganza.
Decidendo di confrontarci con la protagonista femminile della storia, Ines, la moglie di Ernesto, anche qui le diversità non mancano. La sua è una vita in parte scandita dalla noia, resa solida da una sicurezza borghese che le consente il lusso di vivere alle spalle del marito. Eppure quante volte, benché oppresse dall’impegno casalingo che si aggiunge al lavoro ufficiale che svolgiamo fuori della mura di casa, abbiamo sognato un week end da dedicare solo a noi. Forse anche abbiamo osato un piccolo atto di egoismo che una volta tanto ci ha consentito di mollare la presa, concendendoci una tregua. Senza più necessità di controllare le stramberie dei nostri figli adolescenti o di soddisfare le esigenze del nostro partner, che improvvisamente smette di fare il bambinone, diventa tiranno e dispotico, rimproverandoci piccole dimenticanze, come se il nostro contribuito fosse davvero essenziale e unico per il funzionamento della baracca.
Così abbiamo trasformato quelle ore di libertà in un concentrato di evasione, sebbene innocente: per fare shopping di biancheria intima, magari osè, o di prodotti cosmetici che ci decantano con virtù afrodisiache, nell’intento di risollevare le sorti di una relazione familiare che ormai è solo l’immagine sbiadita degli anni ruggenti. Oppure, come anche Ines fa, abbiamo tentato di trasformare la nostra residenza in una spa in miniatura, provando le ultime diavolerie in fatto di fanghi anticellulite o di creme antirughe.
Ecco, Claudia Pineiro ci racconta questa violenza, la violenza che si consuma e si decanta tra le traversie di una vita qualunque, apparentemente serena e senza grandi scosse, prendendosi la propria rivincita. Senza dubbio il nucleo della storia, nel crescendo, si distacca dal tran tran, per migrare nelle pieghe perverse della anime dei personaggi che si risvegliano dopo la tempesta che si abbatte sul loro microcosmo.
Il risveglio per Ines comporta di conoscere a fondo quel figlio di puttana di suo marito. Per Lali di disprezzare prima il padre che si è fatto l’amante e poi la madre che continua a stargli accanto, ben conoscendo questo risvolto. Probabilmente è questo risveglio che manca a molti di noi. Eppure non possiamo esserne davvero certi. Mutatis mutandis, anche noi dobbiamo fare i conti con una realtà che va diversamente da quanto ci siamo immaginati, accettare il tramonto di quel sogno borghese che ci ha fatto indossare il vestito bianco e salire all’altare. Pensando al maschile, chissà quanti uomini hanno dovuto dismettere l’immagine di una moglie fatina sempre premurosa e attenta per ritrovarsi accanto una strega acida e gelosa, oppure hanno perso per strada una compagna vamp che si trasforma in una finta manager e tenta d’ incanalare la reciproca voglia di evasione in qualcosa di ben più concreto, misurabile in centoni!
Quanti di noi madri e padri premurosi, sempre maldestri nel rifilare ai figli le ricette che a buon mercato ci hanno passato i nostri avi, possono essere sicuri che non ci toccherà un risveglio come quello che Lali prepara ai suoi genitori!
Se vogliamo essere sinceri ci tocca riconoscere che questi personaggi non sono così distanti dal nostro vissuto. Le differenze ci sono ma se sottoponiamo il reale ad una lente d’ingrandimento e stiamo attenti ai dettagli che contano nella chiusa segreta dei nostri pensieri, potrebbero farsi molto più sottili
Ecco, questo è il successo della storia che impietosa descrive lo sgretolarsi della nostra calma borghese. Una prospettiva amara e distopica che non ci abbandona e un po’c’inquieta anche dopo che abbiamo voltato l’ultima pagina del libro.

Recensione di Chiaratosta.

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